Invito alla presentazione di Evviva la neve - vite di persone trans e transgender (cliccare sulla foto per ingrandire e andare al sito)
Nell'ultimo mese sono successe delle cose che hanno cambiato la mia vita in modo irreversibile e mi rendono impossibile (nel breve periodo) gestire il mio tempo libero con la stessa libertà di prima.
Le conseguenze le hanno subite solo le persone a me care e per il resto in tutta sincerità me ne frego altamente. Questo è stato vero finora, perlomeno. Perchè mi dispiace moltissimo non riuscire ad andare a Trieste domani per la presentazione del libro Evviva la neve di Delia Vaccarello.
La presentazione come potete leggere nell'invito qui sopra avverrà alle 17.30 durante il convegno di due giorni all’Ospedale di Cattinara dal titolo ‘Disturbi di identità di genere: tecniche di intervento, presa in carico multidisciplinare e aspetti medico-legali’, in cui verrà testimoniata l'esperienza del'Associazione Transgenere sia come associazione che nella gestione del Consultorio Transgenere.
Invidio chi ci sarà, invito chi può e vuole ad andare, invito chi può e finora non si è interessato/a a farlo, perchè l'unica arma in grado di abbattere i pregiudizi è informare o essere informati, conoscere e far conoscere.
"Assegniamo ora il Premio Campiello opera prima a Silvia Avallone, autrice del romanzo 'Acciaio', e prego la regia di inquadrare il suo strepitoso décolleté".
Triste e svilente, che, per l'ennesima volta, in un paese in cui sembra non possa esserci spazio se non per vecchi bavosi e veline la conferma del trend viene anche dai luoghi che "sulla carta" dovrebbero essere deputati alla consacrazione dei cervelli e non della bellezza.
Il bastione dello Shah resisteva da tempo agli assalti del rancore e degli anni ed era un edificio di antica e affidabile costruzione. Le mura massicce erano fatte di pietra viva, le porte rinforzate da pesanti sbarre di ferro, e in passato gli alti parapetti erano serviti a giustiziare i prigionieri, che venivano gettati di sotto. Ma lo Shah aveva ordinato la fine delle esecuzioni per defenestrazione quando, di recente, una donna dalla reputazione scandalosa era stata spinta giù solo per scendere galleggiando dolcemente a terra, sostenuta dalle sottogonne. Così il bastione era stato trasformato nella sancta sanctorum del sovrano.
Forse si era rifugiato lì per l'associazione del torrione con i miracoli, ma neanche quel baluardo poteva resistere all'assalto delle donne. Sua Maestà era riuscito a chiudere la porta in faccia a tutte le mogli e concubine, ma non poteva tenere fuori sua Madre o sua sorella. La prima insisté per accompagnarlo, per ragioni di protocollo, e la seconda si limitò semplicemente a entrare senza permesso. Era molto seccante essere privato della propria intimità nelle sue già difficili condizioni.
Sua Madre era al corrente della gravità del problema, naturalmente, ma dalla morte della favorita aveva fatto si che sulla questione vigesse la regola del silenzio. Nessuno osava accennarvi in presenza della regina, nemmeno la Principessa Ereditaria. Nessuno nell'anderoun regale aveva il permesso di fiatare a proposito di falli artificiali e tamponi, di unguenti e di erezioni. Dacché il sommo astrologo aveva messo in guardia contro le minacciose congiunture del mese successivo alla morte della favorita, nessuno aveva potuto nemmeno discutere la decisione della Regina Madre di introdurre i gatti nell'anderoun regale da quel momento in poi e di consentire ai paggi di sostituire le concubine. Perché la verità nuda e cruda era che, malgrado le cure prodigategli dai medici giunti da Parigi e da San Pietroburgo, lo Shah, per quanto si manipolasse, non era in grado di produrre altro che uno zampilletto di urina.
Il re ne aveva abbastanza di essere il fulcro di ogni attenzione, il punto di convergenza di sguardi adoranti. Non ne poteva più di essere minuziosamente esaminato. Quando si ritirò nella torre voleva nascondersi dagli occhi altrui, oltre che dall'insurrezione. Diede ordine che le pesanti porte del bastione fossero chiuse a doppia mandata. comandò poi che il cannone davanti ai cancelli fosse carico e armato. Dispose che le guardie caricassero i moschetti, salissero sul parapetto, pronte a sparare immediatamente nel caso la masnada urlante rompesse il cordone dei soldati. Malgrado gli piacesse essere all'avanguardia non aveva alcuna intenzione di soccombere alla disobbedienza civile.
Ma quando la folla affamata caricò la barricata, invase la cittadella e fece irruzione nel palazzo, sua Maestà non diede l'ordine di aprire il fuoco. L'ultima cosa che si sarebbe aspettato era di essere assalito dalle donne.
Seimila visi femminili lo fissavano, seimila paia d'occhi, resi folli dalla fame, cercarono i suoi. Seimila donne che morivano d'inedia, che reggevano con le braccia scheletriche bambini dagli stomaci dilatati, neonati morti da mostrargli, piangevano da far pietà e chiedevano da mangiare.
Ma il peggio era che le donne di erano sciolte le trecce e si erano lordate di fango la fronte per manifestare la loro disperazione; si erano strappate i veli, tutte quante, come eretiche.
A quella vista fu sopraffatto dal panico. L'attentato alla sua vita, nove anni prima, era stato molto meno minaccioso di quest'assalto, che non poteva essere represso con i metodi consueti. La sua impotenza fu evidente quanto, riluttante, si rivolse ancora una volta a sua Madre e le chiese consiglio.
Che cosa doveva fare, le domandò, con quelle donne infuriate?
I no longer see things the same way. My eyes are enriched by a life of capturing special moments in time. Moments in time that I have recorded through the viewfinder of my camera. My vision is to take that moment that is so precious to me and share it with the world. Rania Razek
Un gruppo di fotografe saudite offrono con questo libro e una mostra a Washington un punto di vista sul loro paese e sul mondo attraverso l'obiettivo della macchia fotografica, un risultato che "fa notizia" se si pensa che fino a poco tempo in Arabia Saudita fa questo era un mestiere proibito per le donne.
Ora questo gruppo di artiste non solo è riuscito (non senza difficoltà e compromessi) a fare accettare la propria presenza e il proprio ruolo, ma da questo lavoro nascono una mostra (a Jeddah nell'aprile scorso, attualmente a Washington, sarà a Dubai nel 2011) e un libro con le opere e le esperienze di queste donne.
Rania A. Razek, la coordinatrice del progetto, è un'insegnante di fotografia e l'anima di questo lavoro in cui confluiscono scatti di professioniste e dilettanti. Un impresa difficile, che ha richiesto spesso la presenza di fidanzati, fratelli e mariti per essere portate a termine, ma il risultato è che ora si guarda la qualità dello scatto e non il sesso di chi l'ha fatto.
In attesa che il libro arrivi in Italia (o che sia disponibile su Amazon) un grazie di cuore alle donne che cercano nuovi modi per percorrere nuove strade.
Rubo a Camillo il trailer de "La versione di Barney".
Non ho abbastanza aggettivi per definire il libro di Mordecai Richler e il suo protagonista, il meravigliosamente umano Barney Panofsky. Dissacrante decisamente non politically correct, esilarante ma anche commovente e toccante in certi spunti e momenti. Mi venne prestato da un ex collega quando non era ancora ex. Conosco moltissime persone che non si perderanno il film. Sono quelle che come me non possono fare a meno di ripetere mentalmente mestolo, mestolo, mestolo tutte le volte che non ricordano una parola, che continua a restare aggrovigliata sulla punta della lingua. Quelle che ogni tanto ripensano ad un sub sugli alberi e sorridono.
Consiglio libri che ho amato, non ho dubbi che questo lo amerete anche voi.
Se non avete ancora letto il libro fatelo subito e poi fatemi sapere!
La maternità in questi giorni è il filo rosso che attraversa i miei pensieri. Sarà perchè ben tre mie amiche e coetanee sono in dolce attesa e aggiornano via facebook un pubblico curioso sugli sviluppi di test, pancioni e smagliature. Sarà per le numerose assenze di una collega scaramantica che ancora non rivela cosa la tenga lontana dall'ufficio e vincolata a un regime alimentare che non si è mai curata di seguire, ma ha sempre preso in giro.
Sarà forse per il libro che ho appena finito di leggere, Accabadora di Michela Murgia.
Bonaria Urrai, la protagonista, è la sposa mancata di un marito scomparso in una guerra che non era preparato a combattere prima di poterla sposare. Madre orbata di figli altrui adotta l'ultima figlia di una donna povera come fill'e anima, figlia dell'anima. Bonaria, saggia ed essenziale come molte donne d'altri tempi, impara a 15 anni, dopo le complicazioni del parto di una puerpera che abbiamo bisogno di chi ci aiuti a nascere tagliandoci il cordone, aiutandoci nel primo respiro, ma anche di chi ci aiuti a recidere il filo della vita, a esalare l'ultimo. E' lei l'ultima madre quella che da l'ultima carezza che mater pietatis pone fine alla sofferenza del malato terminale.
Una eutanasia accettata socialmente sulla quale ho sentito al massimo qualche bisbiglio, forse perchè nel paese dell'entroterra sardo in cui sono cresciuta si ereditavano più facilmente racconti di suicidi o di vendette consumate con l'accetta, storie di odio e di dolore più che di pietà o compassione. Ma la radice di quel pensiero è talmente presente da entrarti dentro tanto quanto l'aria che respiri e il cibo che mangi.
E' il senso comune barbaricino di quello che è giusto o sbagliato, che si apprende nelle sere d'estate passate a prendere il fresco appena fuori dall'uscio, porte e finestre spalancate a far entrare aria e voci estranee eppure così familiari. Un codice di comportamento inculcato dalle frasi fatte delle Tzie, le signore e signorine del vicinato che coeducano i ragazzi cresciuti per le strade, figli di chiunque sia pronto a dare una lezione, anche con sonori sganassoni quando ritenuto neccessario. Appreso dalle sentenze dei vecchi sui fatti della vita e della morte, scampoli di saggezza arcaica trasmessa nelle feste di campagna tra un sorso di cannonau e uno di acquavite.
Mi chiedo cosa ne sia di questi genitori putativi ora che viviamo blindati nelle nostre case, i figli accompagnati e ripresi di corsa dalle uniche palestre di vita attuale, la scuola o l'ora di sport pomeridiana. Mi chiedo quanto abbiamo guadagnato e quanto abbiamo perso quando abbiamo conquistato il diritto alla privacy.
Ieri, con l'ultimo libro della mia personale scorta quasi terminato e l'horror vacui di non averne uno da iniziare appena l'avessi divorato ho fatto la mia solita capatina in una delle librerie di corso Buenos Aires, a Milano. Così, con in borsa Chesil Beach di Ian McEwan, ho approfittato degli sconti del 25% sui tascabili Einaudi e mi sono accattata anche Sabato e Espiazione.
Accabadora, di Michela Murgia, che occhieggiavo già da un pò, l'ho comprato a prezzo pieno, si è appena aggiudicata il SuperMondello e così perdo ogni speranza di poterlo trovare a breve scontato (nella mia personale sfera di cristallo prevedo che costringeranno orde di studenti a leggerlo, facendoglielo odiare).
Mentre mi congratulavo con me stessa per gli sconti sui libri di McEwan e tentennavo se prendere Dance Dance Dance scontata in italiano o in inglese a prezzo pieno cade la linea con mia sorella, che ci è ciucciata in tempo reale l'inventario della mia indecisione. Mi decido così a pagare i mie trentasei euro per 3 libri ed esco, con la consapevolezza che avrei potuto risparmiare ulteriormente se non fossi così drogata da quei caratteri neri su sfondo bianco.
Ed ecco che in effetti Chesil beach l'ho finito oggi in pausa pranzo su una panchina, senza avere appresso un altro libro da iniziare nel viaggio in metro fino a casa.
Diretta verso un edicola in cui cercare qualcosa che mi tenga occupata in treno, al rientro, la mente torna su alcuni passaggi del libro, sulle frasi non dette dai personaggi, i gesti non compiuti e i momenti fatali.
Cerco da un lato gli equivalenti dei danni irreversibili fatti dalla mia personalissima ignoranza, nei miei personalissimi rapporti interpersonali, conquiste e fallimenti.
Misuro a spanne, dall'altro lato adesso la paura del sesso si manifesto troppo spesso in modo opposto, con la tendenza altrettanto insensata a svilire tutto, in una pornografia dell'immagine e del senso di inadeguatezza. Metto su un piatto di una bilancia a due braccia l'errore di Edward, protagonista di Chesil Beach, nell'aver collocato la propria fidanzata e poi moglie in un altare di erotismo e sensualità mal interpretata, intoccabile fino alla prima notte di nozze, per rispetto non tanto delle convenzioni, ma del peso attribuitogli da loro stessi, ingabbiati in un epoca pre-moderna. Nell'altro piatto quelli dei nipoti di quella generazione: ragazzi bloccati nel ruolo opposto, incapaci di vivere l'attesa e il desiderio, abituati a non dovere più chiedere niente, spaesati e destabilizzati quando avviene, devastati per un rifiuto. Quante sfumature però tra il buio dell'ignoranza dei nonni e l'eccesso di informazioni attuale dei nipoti, l'accecante consapevolezza che forse proprio per questo li rende così fragili.
Se realtà e narrativa coincidessero mi chiedo cosa potrebbe mai pensare Elisa Claps dell'arresto di Danilo Restivo. Se anche Elisa, versione reale di Susie Salmon di The Lovely bonespotesse sentire le dichiarazioni del padre e della madre, assistere al passare del tempo e al ritrovamento dei suoi resti dal paradiso personale in cui si trova dal 12 settembre del '93.
Se solo avesse potuto RImettere piede su questa misera terra cosa avrebbe fatto Elisa? Avrebbe risposto alle domande di un padre pietrificato dal dolore? Avrebbe indicato in qualche modo agli inquirenti la pista giusta da seguire, impedendo nuovi delitti? Si sarebbe fatta giustizia da sola? Avrebbe cercato di vivere quella prima esperienza d'amore nella giusta dimensione di affetto e di scambio con un primo amore interrotto bruscamente?
Queste domande mi si affollano in testa, stupidamente, mentre leggo queste dichiarazioni di Antonio Claps su Corriere.it. Per quanto si possa essere empatici con il dolore altrui, condolersi per una vita spezzata assurdamente troppo presto, per i troppi interrogativi che opprimono un genitore, io non potrò mai neanche minimamente intuire o misurare quanto sia grande il buco nel petto di quest'uomo.
Se le parole sono trappole, silenzio e compromesso sono le vie d'uscita da una crisi, il punto di equilibrio.
Non dire notte di Amos Oz, è il racconto di una crisi sentimentale sullo scenario di una cittadina israeliana a ridosso del deserto del Negev. Crisi familiare che è anche scusa e pretesto per offrire tanti piccoli spaccati di vite e crisi altrui. Sono i racconti delle stranezze, i drammi e le idiosincrasie degli abitanti e delle persone di passaggio a Tel Kedar l'anima e il motore del romanzo, la luce che illumina l'esistenza della coppia di protagonisti, persi nella confusione e nell'inconcludenza della quotidianità, annebbiati, ottusi e per questo così umani.
Theo ha 60 anni, Noa 45. Lui ingegnere urbanista con una lunga carriera dedicata al servizio dello stato alle spalle, ora un'attività in proprio che segue saltuariamente. Lei insegna a ragazzi dai nomi troppo simili che confonde immancabilmente, nomi, facce e storie sovrapponibili che non restano impressi. Dopo la morte per droga (o suididio) di uno di essi il padre del ragazzo, Ivrahim Orvieto, le chiede di occuparsi di un'iniziativa in memoria di lui, un centro di riabilitazione. La richiesta giunge inaspettata, perchè Noa ricorda il ragazzo solo per la sua riservatezza e per qualche rapido scambio di battute. Nessun ricordo sull'essere "la preferita" dal ragazzo, per avergli donato una matita come raccontatole da Ivrahim.
Intorno alla realizzazione del centro Noa riversa passione e entusiasmo come un fiume in piena, senza incalanare questa energia in alcun idea o progetto concreto suscitando lo scetticismo di Theo che la vede vagare come una Farfalla che sbatte da una parte all'altra della stanza mentre cerca una via di fuga, senza vedere la finestra aperta.
Questa energia cinetica sprecata, insieme con il senso di abbandono e tradimento pervade tutto il libro e le vite che sfiorano e segnano quelle dei protagonisti, spesso raccontate dalla duplice prospettiva del dialogo solitario delle due voci narranti di Theo e Noa e da una terza che li scruta entrambi, radiografando le loro piccolezze e immensità. Padri rabbiosi e traditori, zie integraliste e egoiste, famiglie disgregate della follia collettiva e del singolo, gigolo da strapazzo e donne bambini, granitiche, sole. Su tutto poggia l'abbandono, come la polvere che penetra nelle case e nelle vite dei personaggi. Nel bellissimo racconto dell'adozione dello scimpanze in Africa, allevato dalla famiglia Orvieto considerato figlio e fratello finchè la sua stessa presenza non diventa ingestibile, il cucciolo ormai adulto ingombrante e persino pericoloso diventa il simbolo di questa parabola costante di amore e abbandono, passione e insensatezza, di tradimento e futilità.
Noa e Theo girano a vuoto, alla ricerca di un qualcosa che renda la vita degna di essere vissuta, come la vorticosa sabbia del deserto che penetra nella cittadina, rendendo a volte impossibile vedere al di la del proprio naso, ma nonostante i fiacchi mulinelli sentimentali finiscono per ritrovarsi ancore l'uno per l'altra. La loro storia è l'apologia del compromesso, per citare l'autore, come incontro a metà strada tra due volontà. L'unica filosofia di vita possibile in ambito familiare e politico. Filosofia di vita perchè a sua tutela.
Un bellissimo romanzo e una storia di vita umanissima incentrata sull'amore e il senso di vuoto, di perdita.
Bellissimo ritratto di signora con gli stilemi del noir.
Alla morte di Maria Rosaria Inzerillo "criata" (serva), domestica della famiglia Alfalippe, amministratori incapaci di gestire se stessi e tantomeno i propri beni, le chiacchere di paese e i ricordi della gente che l''ha conosciuta ne ricostruiscono i contorni.
Sono proprio i punti di vista dei compaesani a tratteggiare la prismatica personalità di questa donna, conosciuta con il soprannome della "Mennulara", Mennù. Ma nonostante il vocio e i pettegolezzi della piazza e i paesani e la stessa famiglia che ha servito fino alla morte non sembrano cogliere davvero l'essenza di questa donna: coraggiosa e sacrificata, generosa e manipolatrice, colta e analfabeta, vittima e carnefice. Un personaggio che nessuno sembra capire e conoscere davvero, ne chi la ama, ne chi la odia.
La sintesi di ogni donna.
Solo il lettore, dalla somma di questi piccoli ritratti parziali può vedere questo diamante nella sua interezza e splendore.
Ci sono persone che con un solo gesto di coraggio riscattano la vigliaccheria e le atrocità commesse da altri che preferiscono voltarsi e non guardare, schermarsi con un "non mi riguarda". Donne o uomini che compiono azioni eroiche senza sentirsi speciali o diversi, persone che agiscono in un determinato modo perchè è giusto che sia così.
I soppravvissuti dell'olocausto invecchiano e muoiono, così anche quelli che li hanno aiutati e/o salvati.
Miep Gies è la donna che ha trovato un nascondiglio alla famiglia Frank, quella che ha raccolto le carte del diario di Anna dopo la sua morte, aiutando il padre della ragazza a metterle insieme e pubblicarle.
Miep è morta durante le feste natalizie, alla veneranda età di 100 anni, la casa di riposo che la ospitava ha dato la notizia solo ora.
L'eroicità di Miep risiede tutta nel valore della sua testimonianza, pratica, perchè ha permesso la diffusione di una storia privata, tanto più drammatica perchè comune, la trasmissione della memoria e delle speranze di una vittima e le sue, personali trasmesse con semplicità e modestia durante il secolo breve, così proiettato nel futuro, e in questo nostro interessato solo al presente.
Vi consiglio la visione del commovente "Freedom Writers" (un film del 2007 tratto dal bestseller USA "The freedom Writers Diary") non solo per il cameo dell'ex segretaria del signor Frank, ma perchè il ghetto, l'emarginazione e il razzismo sono un problema quanto mai attuale e insuperato sul quale vale sempre la pena riflettere.
Leggo, leggo tantissimo, da sempre. Di tutto e in genere se un autore mi piace non mi fermo finchè non l'ho completato. Dopo aver sviscerato e fatto mio lo scrittore passo alla zona geografica di appartenenza o al genere. Come una tossica mi faccio prendere dalla paranoia di avere già pronto il libro che nella mia testa è collegato in qualche modo a quello che sto leggendo, in modo da non creare interruzioni, nessuna soluzione di continuità. Inizio così la caccia nelle librerie per avere il testo a un prezzo abbordabile.
Finchè tornavo in Sardegna o condividevo l'appartamento con altre ragazze lo scambio di libri e la gestione dei budget era facilmente gestibile, ci dividevamo i liri e li scambiavamo. Non so quanto ho speso, dapprima con le edizioni belle, poi con i tascabili, ma non recrimino un centesimo. Molti dei miei libri sono rimasti nelle mani delle persone cui li ho prestati, altri sono accatastati a casa di mia madre, moltissimi si trovano nelle soffitte delle case in cui ho abitato.
La passione per la lettura ha avuto due momenti di rallentamento, quando ho iniziato a lavorare seriamente in tv e quando è finita la mia relazione storica e la convivenza. La vita reale, in entrambi i casi era troppo presente e pressante per lasciare spazio a quelle altrui. Nel primo caso ai libri ho sostituito i film e nel secondo la salsa e le piste da ballo.
Ma ora, ritrovata la stabilità ho ripreso a macinare libri con una media di 4 al mese.
Ecco perchè quando Pytta mi ha mandato questa lista su Facebook non ho potuto fare a meno di condividerla: 1- Cent'anni di solitudine di Marquez 2- La serie della torre nera di king 3- Dell' amore e di altri demoni di Marquez 4- Le affinità elettive di Goethe 5- inshallah della Fallaci 6- I pilastri della terra di Follet 7- 11 minuti di Coelho 8- Il cacciatore di aquiloni di Hosseini 9- Mille splendidi soli di Hosseini 10- Non ti muovere della Mazzantini 11- Il signore degli anelli di tolkien (trilogy) 12- Baudolino di Eco 13- Un luogo chiamato libertà di Follet 14- L' ombra del vento di Zafon 15- Harry Potter della Rowling (saga)
Ed ecco la mia, con delle differenze, un'aggiunta e una precisazione
1- Cent'anni di solitudine di Marquez (ma anche La incredibile e triste storia della candida Erendira e della sua nonna snaturata) 2-Il ciclo della fondazione di Asimov 3- Il cacciatore di aquiloni di Hosseini 4- Il signore degli anelli di Tolkien (trilogia) 5- Mondo senza fine di Follett... 6- I pilastri della terra di Follett 7- La casa degli spiriti di Isabel Allende 8- Cime tempestose della Bronte 9- Monsone di Wilbur Smith 10- Il gioco di Gerald di Stephen King 11- Il nome della rosa di Eco 12- La ragazza di Bube di Cassola 13- Non ti muovere della Mazzantini 14- Il ciclo di Shannara di Terry Brooks (ma anche quello di Darkover della Zimmer Bradley) 15- La casa del sonno di Jonathan Coe 16- La versione di Barney di Mordecai Richler
Non perchè siano i più belli che ho letto, ma perchè hanno segnato dei momenti importanti della mia vita, oppure mi hanno fatto vedere le cose da un altro punto di vista. Rientrano tutti sotto le etichette di narrativa e contemporanei, perchè se dovessi mettere i classici o i pilastri della letteratura mondiale dovrei aggiungere l'Eneide di Virgilio (il mio primo libro, i miei me lo regalarono a 6 anni!), la Comedia di Dante (la più bella storia che sia mai stata scritta) e Paradise lost di Milton (per le imitazioni esilaranti del poeta e della moglie fatte dal mio professore di letteratura inglese durante i corsi all'università "loro ballavano tutti nudi nel cortile di casa"). La vostra?
Ah in questo momento sto finendo Twilight della Meyer. Non fate gli scandalizzati, lo sto leggendo in inglese per rispolverare la lingua, visto che a breve farò il Bec, e poi non è male! Il prossimo sarà How to Be Good di Hornby.
Era da un pò che lo tenevo d'occhio, ma avevo un pò di libri in programma e continuavo a rinviare. L'ho comprato ieri, in un supermercato vicino a casa che il giovedì resta aperto fino alle 10 di sera. Ci sono arrivata carica di adrenalina per un corso in palestra di Dance & tone che si è rivelato un'inaspettata full immersion tra salsa e raggaeton! Tra onde, movimenti di spalle, bacino e torsillos ero talmente su di giri che l'idea di tornare a casa direttamente l'ho archiviata non appena mi sono ritrovata a ballare in macchina al ritmo delle mie dita sul volante e di "dame un poquito de reggaeton".
Mentre vagavo tra le corsie alla ricerca di beni utili, con la consapevolezza che sarei tornata a casa carica di oggetti inutili, mi sono lasciata catturare volentieri da uno scaffale carico di libri! Ho preso così sia il libro di Larsson sia il Destino del Cacciatore di Wilbur Smith approfittando dello sconto sul prezzo di copertina. So già che stasera non andrò a ballare perchè per domani ho in programma un gita-cazzeggio fuori città, destinazione Gardaland o Lago. Magari dopo tanto movimento cosa c'è di meglio di una lettura sotto il sole?
Ho terminato in questi giorni la lettura di The surrenderdi Toni Bentley........ Premetto che pur avendo delle perplessità su un libro incentrato interamente sulla personale scoperta del sesso anale e successiva dedizione, posso affermare che ha esteso la mia già ampia visuale del sesso, dandomi anche conferma che questo è uno degli ambiti in cui la conoscenza, come scoperta di se stessi, è in continuo movimento e continua crescita. Perchè fondamentalmene siamo tutti delle personalità poliedriche, ma, come del cervello che se ne sfrutta solo una parte, limitiamo inconsciamente le nostre potenziali vie d' espressione.
Ma se il sesso è uno dei veicoli di proiezione ed espansione del proprio essere, e il pene il suo principale mezzo, quest' ultimo corre il rischio di diventare anche la più grande fonte di frustrazione per un uomo!
Questo ciò che sostiene l' autrice....................insomma, avete un uomo che vi riempie di regali? Sappiate che è per compensare la scarsa stima che ha del suo augello....... Abbonda nella pratica del cunnilingus ? Sappiate che è solo una montatura! In realtà siamo di fronte ad un profondo insicuro........
Personalmente non mi trovo molto d' accordo, perchè potrebbe benissimo trattarsi di azioni di accompagnamento e non di compensazione nel primo caso e di semplice "inclinazione per certe pratiche" nel secondo. Una cosa però è indubbia: teorizzare sul sesso non serve......lo ha già fatto Freud.
Gloria Estefan: On July live in Milan (Italy)
-
On 16 July, at the Festival Latinoamericano, we will have the opportunity
to see Gloria Estefan in concert. Sure, is not cheap, about 45 Euro, but I
think ...