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martedì 31 agosto 2010

Il bastione dello Shah


Il bastione dello Shah resisteva da tempo agli assalti del rancore e degli anni ed era un edificio di antica e affidabile costruzione. Le mura massicce erano fatte di pietra viva, le porte rinforzate da pesanti sbarre di ferro, e in passato gli alti parapetti erano serviti a giustiziare i prigionieri, che venivano gettati di sotto. Ma lo Shah aveva ordinato la fine delle esecuzioni per defenestrazione quando, di recente, una donna dalla reputazione scandalosa era stata spinta giù solo per scendere galleggiando dolcemente a terra, sostenuta dalle sottogonne. Così il bastione era stato trasformato nella sancta sanctorum del sovrano.
Forse si era rifugiato lì per l'associazione del torrione con i miracoli, ma neanche quel baluardo poteva resistere all'assalto delle donne. Sua Maestà era riuscito a chiudere la porta in faccia a tutte le mogli e concubine, ma non poteva tenere fuori sua Madre o sua sorella. La prima insisté per accompagnarlo, per ragioni di protocollo, e la seconda si limitò semplicemente  a entrare senza permesso. Era molto seccante essere privato della propria intimità nelle sue già difficili condizioni.
Sua Madre era al corrente della gravità del problema, naturalmente, ma dalla morte della favorita aveva fatto si che sulla questione vigesse la regola del silenzio. Nessuno osava accennarvi in presenza della regina, nemmeno la Principessa Ereditaria. Nessuno nell'anderoun regale aveva il permesso di fiatare a proposito di falli artificiali e tamponi, di unguenti e di erezioni. Dacché il sommo astrologo aveva messo in guardia contro le minacciose congiunture del mese successivo alla morte della favorita, nessuno aveva potuto nemmeno discutere la decisione della Regina Madre di introdurre i gatti nell'anderoun regale da quel momento in poi e di consentire ai paggi di sostituire le concubine. Perché la verità nuda e cruda era che, malgrado le cure prodigategli dai medici giunti da Parigi e da San Pietroburgo, lo Shah, per quanto si manipolasse, non era in grado di produrre altro che uno zampilletto di urina.
Il re ne aveva abbastanza di essere il fulcro di ogni attenzione, il punto di convergenza di sguardi adoranti. Non ne poteva più di essere minuziosamente esaminato. Quando si ritirò nella torre voleva nascondersi dagli occhi altrui, oltre che dall'insurrezione. Diede ordine che le pesanti porte del bastione fossero chiuse a doppia mandata. comandò poi che il cannone davanti ai cancelli fosse carico e armato. Dispose che le guardie caricassero i moschetti, salissero sul parapetto, pronte a sparare immediatamente nel caso la masnada urlante rompesse il cordone dei soldati. Malgrado gli piacesse essere all'avanguardia non aveva alcuna intenzione di soccombere alla disobbedienza civile.
Ma quando la folla affamata caricò la barricata, invase la cittadella e fece irruzione nel palazzo, sua Maestà non diede l'ordine di aprire il fuoco. L'ultima cosa che si sarebbe aspettato era di essere assalito dalle donne.
Seimila visi femminili lo fissavano, seimila paia d'occhi, resi folli dalla fame, cercarono i suoi. Seimila donne che morivano d'inedia, che reggevano con le braccia scheletriche bambini dagli stomaci dilatati, neonati morti da mostrargli, piangevano da far pietà e chiedevano da mangiare. 
Ma il peggio era che le donne di erano sciolte le trecce e si erano lordate di fango la fronte per manifestare la loro disperazione; si erano strappate i veli, tutte quante, come eretiche.
A quella vista fu sopraffatto dal panico. L'attentato alla sua vita, nove anni prima, era stato molto meno minaccioso di quest'assalto, che non poteva essere represso con i metodi consueti. La sua impotenza fu evidente quanto, riluttante, si rivolse ancora una volta a sua Madre e le chiese consiglio.
Che cosa doveva fare, le domandò, con quelle donne infuriate?
Bahiyyih Nakiavani - La donna che leggeva troppo - RCS Libri 2007, pgg 180-182

2 commenti:

Walter ha detto...

Ecco.
Invece di farci ridere dietro da mezzo Mondo, si dovrebbero leggere i Libri.
Non tanto le persone come te e molte altre, quanto quei quattro cialtroni sessisti che abbiamo al Governo.
Che pena, fanno.
Che voglia di calci in culo...
Daniele (the Bruto)

Trippi ha detto...

Il bello del leggere i libri è che offrono una chiave di lettura del mondo. Ance su quei 4 sessisti che abbiamo al governo ;-)

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