ancora miti, riti e liturgie di abbordaggio metropolitano

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venerdì 11 giugno 2010

Accecanti fragilità


Ieri, con l'ultimo libro della mia personale scorta quasi terminato e l'horror vacui di non averne uno da iniziare appena l'avessi divorato ho fatto la mia solita capatina in una delle librerie di corso Buenos Aires, a Milano. Così, con in borsa Chesil Beach di Ian McEwan, ho approfittato degli sconti del 25% sui tascabili Einaudi e mi sono accattata anche Sabato e Espiazione.
Accabadora, di Michela Murgia, che occhieggiavo già da un pò, l'ho comprato a prezzo pieno, si è appena aggiudicata il SuperMondello e così perdo ogni speranza di poterlo trovare a breve scontato (nella mia personale sfera di cristallo prevedo che costringeranno orde di studenti a leggerlo, facendoglielo odiare).
Mentre mi congratulavo con me stessa per gli sconti sui libri di McEwan e tentennavo se prendere Dance Dance Dance scontata in italiano o in inglese a prezzo pieno cade la linea con mia sorella, che ci è ciucciata in tempo reale l'inventario della mia indecisione. Mi decido così a pagare i mie trentasei euro per 3 libri ed esco, con la consapevolezza che avrei potuto risparmiare ulteriormente se non fossi così drogata da quei caratteri neri su sfondo bianco.
Ed ecco che in effetti Chesil beach l'ho finito oggi in pausa pranzo su una panchina, senza avere appresso un altro libro da iniziare nel viaggio in metro fino a casa.
Diretta verso un edicola in cui cercare qualcosa che mi tenga occupata in treno, al rientro, la mente torna su alcuni passaggi del libro, sulle frasi non dette dai personaggi, i gesti non compiuti e i momenti fatali.
Cerco da un lato gli equivalenti dei danni irreversibili fatti dalla mia personalissima ignoranza, nei miei personalissimi rapporti interpersonali, conquiste e fallimenti. 
Misuro a spanne, dall'altro lato adesso la paura del sesso si manifesto troppo spesso in modo opposto, con  la tendenza altrettanto insensata a svilire tutto, in una pornografia dell'immagine e del senso di inadeguatezza. Metto su un piatto di una bilancia a due braccia l'errore di Edward, protagonista di Chesil Beach, nell'aver collocato la propria fidanzata e poi moglie in un altare di erotismo e sensualità mal interpretata, intoccabile fino alla prima notte di nozze, per rispetto non tanto delle convenzioni, ma del peso attribuitogli da loro stessi, ingabbiati in un epoca pre-moderna. Nell'altro piatto quelli dei nipoti di quella generazione: ragazzi bloccati nel ruolo opposto, incapaci di vivere l'attesa e il desiderio, abituati a non dovere più chiedere niente, spaesati e destabilizzati quando avviene, devastati per un rifiuto. Quante sfumature però tra il buio dell'ignoranza dei nonni e l'eccesso di informazioni attuale dei nipoti, l'accecante consapevolezza che forse proprio per questo li rende così fragili.

mercoledì 9 giugno 2010

A scuola di emancipazione, scalze


Prendo spunto dall'ultimo numero di Wired per parlare delle "ingegnere scalze" donne indiane, analfabete, che imparano a sfruttare l'energia solare, scoprono l'emancipazione rendendosi economicamente autonome (almeno parzialmente) in un College indiano, il Barefoot College in cui accedono solo persone analfabete (o con basso grado di istruzione). Nel college le donne possono imparare a costruire cucine a pannelli solari e giocattoli, diventare dentiste, attiviste sociali, meccanici, artigiane, docenti d'informatica, insegnanti per le scuole serali. Solo con un mestiere in mano possono compiere un passo avanti per spezzare la rigida suddivisione dei ruoli legata a stereopiti e sciovinismo (che ha segnato per secoli, e segna tuttora, il senso comune locale), per citare il sito del college------->

martedì 8 giugno 2010

Sterminio di massa

Come molti abitanti di Milano anche noi abbiamo degli animaletti domestici. Solo che questi non li abbiamo cercati e scelti in base alle dimensioni e alle abitudini dell'appartamento, no, questi ci hanno scelti! E non sono graziose tortorelle che hanno eletto la nostra a loro casa nidificando tra i nostri vasi di tulipani avvizziti, con un mozzicone di sigaretta abbandonato da chissachi. No, queste cose succedono solo a Chica Mala, forse perchè lei tecnicamente non abita a Milano, anche se solo a qualche metro di distanza dal confine cittadino, forse perchè lei ha un cane e un gatto che fanno natura selvaggia per dei disorientati volatili di passagio, confusi dal passaggio sulla metropoli,  vasi con piante e fiori contribuiscono ad alimentare l'inganno. Noi abbiamo solo vasi con terra sporca e qualche bulbo avanzato in profondità.
Ma sto divangando, per farla breve stamattina alle 5 il Signore delle Tempeste, in partenza per l'Ungheria, ha trovato una sorpresa nella vasca da bagno.
Una ventina di graziosi cuccioli di scarafaggio che zampettavano allegramente.
Non ho mai capito la dinamica, se i ributtanti cosi neri vivano nelle tubature e attraverso quelle arrivino a casa tua o ci si insedino dopo essere arrivati attraverso qualche altra intercapedine o fessura. Così alle 6, non appena l'SdT mi ha dato il bacio di buona giornata e la notizia delle nascite mi sono catapultata in bagno con detergenti, schiume e litri di candeggina, con la mia vecchia, e pensavo ormai archiviata, tenuta da battaglia.

Se qualcuno ruba un figlio per te...


Il fatto di cronaca di Nocera, la storia dell'infermiera ladra di bambini per trattenere un uomo, sposato, con il figlio da lui tanto desiderato, riporta a galla vecchi schemi mentali femminili che credevo ormai estinti.
La gravidanza, la cura della prole, è stata per tantissimo tempo il mezzo con cui le donne tenevano legato il capofamiglia al tetto coniugale o lo forzavano a crearne uno per loro e il pargolo.
Che disperazione, che solitudine spingono una donna già madre, lavoratrice e dunque autonoma economicamente, ad arrivare a rubare un figlio altrui pur di soddisfare il bisogno di paternità di un uomo inappagato dalla propria donna ufficiale. Come pensava di gestire in futuro la presenza del figlio altrui con le proprie di figlie e con lo stesso uomo per cui ha creato la sceneggiatura, regia e  messa in scena?
La madre del piccolo Luca, sommersa dalla felicità e dal sollievo per questa seconda nascita del piccolino, la perdona. Si perdonerà mai lei, una volta ritrovata la lucidità? Potranno mai perdonarla le figlie e lui, l'uomo per il quale aveva rubato il dono più grande, la vita.

venerdì 4 giugno 2010

Fortune in polvere

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Quando si dice che polvere eravamo e polvere ritorneremo:
"Ringrazio Lino Banfi e tutti coloro che si stanno preoccupando di me. Mi farebbe piacere vivere in modo più sereno e dignitoso anche se a me la vita terrena non interessa più. Vorrei essere dimenticata". Questa la risposta diffusa dal legale di Laura Antonelli , Lorenzo Contrada, all'appello del collega Lino Banfi e all'apertura del ministro Sandro Bondi per avviare la procedura per il riconoscimento della legge Bacchelli.
Vi lascio con questo link a quanto scritto da Antonio Vergara, ha espresso meglio di quanto avrei fatto io anche il mio pensiero.
Quanto al concetto di carità, pur non essendo credente vi rimando alla lettera di San Paolo ai Corinzi (capitolo 13), penso abbia espresso perfettamente in concetto:
[4]La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, [5]non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, [6]non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. 

giovedì 3 giugno 2010

Ragazze con le palle! La Schiavone nella leggenda

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Francesca Schiavone raggiunge la finale del Roland Garros (in programma sabato 5 giugno) grazie al ritito della russa Elena Dementieva alla fine del 1° set, vinto 7 a 6 dalla milanese.
E' la prima volta che una giocatrice italiana raggiunge questo risultato!
Brava Francesca che entra così a pieno titolo tra le 10 migliori giocatrici (al 7° posto) che verrà stilata al termine del torneo, lunedì prossimo e vedrà un'altra italiana Francesca Pennetta al 10° posto.

E' proprio il caso di dirlo ragazze con le palle!


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