Il fatto di cronaca di Nocera, la storia dell'infermiera ladra di bambini per trattenere un uomo, sposato, con il figlio da lui tanto desiderato, riporta a galla vecchi schemi mentali femminili che credevo ormai estinti.
La gravidanza, la cura della prole, è stata per tantissimo tempo il mezzo con cui le donne tenevano legato il capofamiglia al tetto coniugale o lo forzavano a crearne uno per loro e il pargolo.
Che disperazione, che solitudine spingono una donna già madre, lavoratrice e dunque autonoma economicamente, ad arrivare a rubare un figlio altrui pur di soddisfare il bisogno di paternità di un uomo inappagato dalla propria donna ufficiale. Come pensava di gestire in futuro la presenza del figlio altrui con le proprie di figlie e con lo stesso uomo per cui ha creato la sceneggiatura, regia e messa in scena?
La madre del piccolo Luca, sommersa dalla felicità e dal sollievo per questa seconda nascita del piccolino, la perdona. Si perdonerà mai lei, una volta ritrovata la lucidità? Potranno mai perdonarla le figlie e lui, l'uomo per il quale aveva rubato il dono più grande, la vita.



