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giovedì 5 maggio 2011

Chissà perchè non sono sorpresa!

L'avv. Daria Pesce nella puntata dell'Infedele del 14/02/2011, licenziata dal consigliere regionale Nicole Minetti. Unica dichiarazione a motivazione: "Per motivi personali preferisco orientarmi su un avvocato di Rimini amico della mia famiglia da tempo". Il nuovo legale è il prof. Piermaria Corso, legale di Silvio Scaglia nel processo Fastweb, del fu ministro Brancher per lo stralcio dell'inchiesta sulla fallita scalata di Bpi ad Antonveneta, ma anche nel Processo per lo scandalo dei fondi pensione della CARIPLO, che vedeva imputati, Berlusconi, Craxi e Citaristi nel 1995
Licenziata l'Avv. Daria Pesce, il difensore della Minetti.
Donna con gli attributi aveva dimostrato un rigore e un etica professionale che davamo per dispersa tutte le volte che fatti giudiziari potevano anche solo sfiorare il premier. Lodevole anche perchè veniva proprio dall'entourage berlusconiano aveva difeso alcuni manager mediaset. Penso che la decisione di Berlusconi (o melgio dei suoi avvocati) di presentarsi in tribunale abbia molto a che fare con certe sue dichiarazioni rilasciate nella puntata dell'Infedele del 14 febbraio, quando dichiarava che il premier avrebbe dovuto difendersi nel processo e non dal processo, che per quanto riguardava la sua cliente c'erano gli elementi per incriminarla di induzione alla prostituzion, non solo per la questione Ruby, ma proprio per la gestione economica delle ragazze e degli appartamenti all'olgettina.
Definita da Lele Mora come colei "che ha gettato l'amo e Fede ha abboccato" quando, dopo aver saputo del deposito delle memorie della Minetti, Fede si è sbrigato a scaricare lo stesso Mora, responsabilità e barile sul vecchio compagno di festicciole!
Presumo che fosse per il premier più fastidiosa della sabbia delle  mutande e con lavoro di cesello sia riuscito ad allontanare l'unica nota stonata nel coro degli yes men e women che lo circondano.
Immagino che sarà inserita in qualche lista di proscrizione, in qualche libro nero in cui vengono annotati a caratteri di fuoco quelli che dicono no, che antempongono la propria dignità e coerenza professionale all'adesione acritica agli uomini di potere (e che potere in questo caso).
Visto il mare in cui ha nuotato la Pesce finora penso che abbia le squame di ferro e certo non sia assimilabile a una sardina o a un tonno, quanto a un o squalo. A noi non resta che aspettare gli sviluppi e vedere cosa succederà

4 commenti:

chica mala ha detto...

spero che tanti uomini e donne tutti/e d'un pezzo e brlusconiani della prima ora abbiano finalmente la decenza di non associare più il loro buon nome con quello di zoccole e papponi.

Daniele Mattioli ha detto...

@ Chica: ci speri? Io no, ma sono un inguaribile pessimista.
Questa vicenda mi era sfuggita. Ringrazio Trippi per la sua preziosa attenzione verso questi fatti.

Alberto ha detto...

Aspettiamo, ma non è sola anche la Giulia Bongiorno non è una sardina.

chit ha detto...

Si sa che in quei ambienti sono ben accetti i soldatini, non i "pensanti", men che meno quelli che lo fanno in autonomia e libertà. Strano visto che dovrebbero essere il popolo delle libertà, evidentemente... è un popolo della libertà "condizionata" ;-)
Riguardo al processo spero nella giustizia, a prescindere da quale sia, ma temo nell'ennesima soluzione con un 'tana-libera-tutti' purtroppo...

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