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lunedì 13 giugno 2011

In un paese normale

Amarezza
Dovrei essere contenta, perchè il paese comincia a dare segni di risveglio dalla catarsi. Ma non ci riesco. Perchè i problemi cronici di un paese non si risolvono con un referendum, perchè vedo tutti i partiti, anche quelli responsabili dello sfascio, salire sul carro(zzone) dei vincitori (vincitori de che?). Perchè penso che ci vuole ben altro che una consultazione popolare per cambiare davvero le cose in un sistema paese che fa acqua (passatemi la metafora) da tutte le parti.
Perchè, nonostante abbia votato si, paradossalmente, in linea teorica, sarei stata per i NO almeno per 3 quesiti. Perchè, come mi è già capitato di scrivere altre volte (e ho ribadito oggi in una interessante discussione sul profilo Facebook dell'amico Dillatutta), sarei anche stata a favore del nucleare, in un paese normale. Perchè non posso scrivere quello che farei ai manager e ai dipendenti di Abbanoa spa, la società che gestisce le acque, in Sardegna, con fatture gonfiate, letture mai effettuate, una gestione dei reclami vergognosa e metodi intimidatori indegni (o meglio degni di uno stato mafioso). Perchè in un paese profondamente malato come il mio sembra che nessuno riesca a fare niente se non gli rimane la mazzetta appiccicata alla mani, e anche in questo caso non è detto che poi faccia bene!
Eppure avrei voluto un parlamento in cui gli onorevoli fossero degni di questo nome, due camere in cui i deputati e i senatori, insieme con il governo effettuano il loro dovere con coscienza e capacità, evitando di legiferare con la zappa, tagliando via insieme a quello che non funziona anche quello che funziona, senza offrire peraltro tutele o garanzie ai cittadini, che davvero abbiano a guadagnare qualcosa dal cambiamento. 

3 commenti:

chica mala ha detto...

questo non è un paese per il nucleare, proprio per i motivi che hai elencato. Cambierà un giorno?

Demonio Pellegrino ha detto...

Come ti dicevo, sono completamente d'accordo. Pur a favore del nucleare, non potrei vederlo in mano ai costruttori che ridono per il terremoto a L'Aquila, o alle imprese che smaltiscono (?) i rifiuti a Napoli.

Detto questo pero', la tua (e mia) conclusione implica che per l'Italia non c'e' speranza alcuna. Non e' un problema di B. E' un problema del paese tutto, ormai in metastasi completa.

Trippi ha detto...

Chica: finchè ci sono interessi diretti in ballo e si ottengono gli appalti con le mazzette? No!

Demonio: In linea teorica sarei anceh potuta essere a favore delle tutele giuridiche per i parlamentari, come previste originariamente dalla costituzione. Ma per proteggersi da eventuali attacchi politici, non per farsi i fatti propri impunemente. Non so se siamo arrivati al punto di non ritorno per il paese. Sicuramente lo sono molte famiglie e molte imprese. Per loro è già troppo tardi. Andare dove? Fossimo solo in due, si, ma ho una famiglia di origine che non posso abbandonare

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