ancora miti, riti e liturgie di abbordaggio metropolitano

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lunedì 20 giugno 2011

Impediti

Bossi durante il discorso alla base della Lega Nord a Pontida - 19/06/2011

Ieri mi ha fatto morire il commento del mio compagno quando è passato il servizio de La 7 che potete vedere qui sotto, sulle posizioni di Tremonti. Nel vedere la lotta del ministro dell'economia con microfono (0'24'' in poi) conclusasi con il sostegno dell'indice e del medio,  sbuffa: "ma questi sono impediti, secondo me non sanno reggere in mano  neanche una forchetta. Per me c'è qualcuno che li imbocca!".
Come dargli torto?
Certo siamo lontani anni luce della filosofia del "contadino cervello fino", ma una via di mezzo, avere a che fare con persone che abbiano almeno un minimo di senso pratico? Di contatto con la realtà? E pensare che di tutto questo governo, Tremonti è uno dei pochi che salveremmo (tagli con la zappa a parte). Ogni tanto il pensiero che queste persone abbiano il mano il destino di una nazione mi fa precipitare nella rassegnazione più nera.
Ecco perchè evito di commentare Pontida.
Ps. Anche in questo caso il mio uomo aveva già preconizzato i contenuti del comizio di Bossi in una serie di gesti accompagnati da grugniti. "Uhi" (dito che indica altro), "Sgrunt" (pollice verso),  "Uhn, uh, eh" (enumerazione dei punti), "Uhgrum" (dito medio),"Uhn ah" (il saluto tipico/prova di forza di Bossi ai suoi compagni di partito, il pugno contro pugno).


venerdì 17 giugno 2011

Il crocefisso dove lo metto....


fonte foto
Ieri sera, caso più unico che raro, mi sono ritrovata da sola in casa a mangiare patatine in busta e guardare un programma in tv. In questi giorni siamo reperibili sia io che il mio compagno e lui era fuori per una chiamata. Dunque padrona del telecomando! Ne ho approfittato per mettere Falò, un programma di approfondimento giornalistico della RSI, la televisione della vicina Svizzera. Il primo servizio trattava l'importanza della scuola nello stimolo dei ragazzi plusdotati e come sia necessario prevedere una struttura di sostegno anche per questi bambini esattamente come avviene per i casi inversi.
Il secondo servizio, invece, andava a toccare un tasto dolorante nel cattolicissimo Ticino, indagando le modalità con cui la chiesa cattolica, ancora intoccabile e intoccata nella regione, ha insabbiato e continua a insabbiare i casi di pedofilia. In un'intervista a un vescovo locale venivano così distinti dall'uomo di chiesa i livelli di pedofilia da occasionali (dunque non gravi) a irrecuperabili. Nel primo caso l'equazione ricavata dall'uomo di fede era che il sacerdote fosse recuperabile e dunque spostato altrove, nel secondo caso, quello irrecuperabile la soluzione era l'allontanamento dal magistero. Il tutto, beninteso, senza assunzione di responsabilità, perchè il datore di lavoro non è responsabile del cattivo comportamento del proprio dipendente.
Ah beh! Non l'avevo mai vista da questo punto di vista, la chiesa come datore di lavoro e il sacerdote come impiegato/operaio.
Veniva poi mostrata una lettera con cui lo stesso vescovo offriva una considerevole somma di denaro in cambio del silenzio della famiglia.
E  in Italia? Ecco che nel gioco delle parti della difesa del proprio spazio e dei propri privilegi, della mancata "assunzione di responsabilità" nei confronti degli innocenti giocano tutti sporco. La Lega in cerca di un riscatto del consenso invoca l'ubiquità del crocefisso. Un quartiere di Milano invoca il silenzio e fa cessare le attività dell'oratorio, perchè il chiasso dei bambini e dei ragazzi disturba. La chiesa si "addolora e sconcerta" quando "scopre" che uno dei propri ministri è un tossico e un pedofilo solo dopo che questo finisce in galera, intercettato nei suoi deliranti SMS per puro caso.
Per quanto io sia una miscredente sono cresciuta in un'ambiente cattolico, in cui le tappe di formazione dei bambini e dei ragazzi erano contrassegnate dalla comunione e dalla cresima, in cui il sacerdote e la sua parrocchia riassumeva in se un compito di aggregazione fondamentale. L'oratorio, il cinema parrocchiale, le colonie estive e gli educatori dell'ACR sono state il fulcro attorno al quale è ruotata la crescita di moltissimi altri italiani. Ma quanti genitori saranno disponibili ad affidare ancora i propri figli nelle mani di questi "dipendenti"?
Se non si è disposti a fare pienamente luce su quanto è avvenuto, avviene o può avvenire, in queste tappe fondamentali della crescita di un ragazzo, come si può pensare che al centro dei pensieri dei fedeli ci sia un simbolo di fede che diventa sempre più un simulacro vuoto di qualsiasi riferimento al sacrificio e all'assunzione di responsabilità.

giovedì 16 giugno 2011

Non muoio di fame per farlo sapere al governo, ma per farlo sapere al mondo


Ha raccontato le sue paure alla CNN Asma Darwish, la sorella di un fotografo del Bahrain arrestato per il suo coinvolgimento nelle proteste antigovernative.
Durante l'intervista racconta di essere al decimo giorno di sciopero della fame per protestare contro l'arresto dei tuoi familiari e amici, per difendere il diritto di parola e di protesta in Bahrain. Vuole farlo sapere Asma al mondo, che parla con un nome falso (eagertobefree) su Twitter per paura di essere arrestata, che parla non per far sapere al suo governo, per il quale non nutre nessuna fiducia o speranza, ma per risvegliare le coscienze di chi non ha idea di quello che avviene nel suo paese. E' giovanissima Asma, così giovane e ingenua mentre dichiara che la sua vita prosegue normalmente, che va a fare gli esami come sempre.

 Leggo poi del suo tentativo di attirare l'attenzione dell'ONU che ha portato lei e le sue amiche dritte tra le braccia delle forze dell'ordine.

15th June 2011

Dear Secretary-General,


We are three Bahraini women, who have come to the UN office today to call for immediate action on the issue of political prisoners in Bahrain. Like hundreds of families, we have been suffering because of the government crackdown through mass arrests of innocent people in an attempt to silence the demands for democracy and human rights. Each one of us has members of our family in detention.
Asma Darwish – Asma's brother, photographer Mohammed Darwish, is in detention. She
was allowed to visit him 2 days ago for the first time since his arrest. Mohammed told Asma that he was tortured and that he had been hospitalized for the past week. Asma is on hungerstrike in protest of what has happened to her brother and countless other Bahrainis.
Today marks the 12th day of her hunger strike.
Sawsan Jawad – Sawsans father has been named Bahrain's Nelson Mandela. He is 64 years old and is said to be the oldest political prisoner in Bahrain. Jawad is on military trial, and has spoken in court several times about the torture he is being subjected to. Jawads only crime is that he is an activist, who has been very vocal against arbitrary detention and torture, which he is now himself a victim of.
Zainab Alkhawaja – Zainabs father, husband, brother-in-law and uncle are in detention. Her father, human rights activist, Abdulhadi Alkhawaja, was tortured so severely it resulted in four facial fractures. Alkhawaja went through major surgery during his detention. Alkhawaja is also now on military trial. Zainab doesn't know where her husband is, and hasn't been given any visitation rights since his arrest 2 months ago.
Our cases are not unique, there are hundreds going through the same or even worse. The
detention, torture and trials of innocent people has become common and systematic in
Bahrain. Many are on unfair military trials with false charges, some as absurd as "spreading hatred against the regime." The UN must not allow this to continue.
We know that one of the UN's main purposes is "(…)To promote and protect all Human
Rights". The hundreds of detainees in Bahraini prisons need protection now. It is too late to protect and save the four people who have already died in police custody, but we are here to demand that something is done to save the rest.
We are here to urge the UN to take action to ensure that: All political prisoners get released immediately, the false charges are dropped, and that allegations of torture are investigated and those responsible held accountable.
Sincerely,


Asma Darwish, Sawsan Jawad and Zainab Alkhawaja
(fonte Demotix )


Fa tenerezza Asma per il contrasto con i suoi coetanei italiani cresciuti e pasciuti dando per scontati certi diritti eppure così simili in questi giorni, nella voglia di partecipazione, nell'uso della rete, nel voler far sentire il loro punto di vista.  Ancora più forte il contrasto con altri scioperi della fame, fatti da politici di ben altra età e disincanto, che hanno conquistato l'attenzione e dei risultati in un tempo che fù e ci ripropongono questo strumento catalizzatore di attenzione con una tale frequenza da averlo svuotato di qualsiasi valore.
Un abbraccio alle giovani Asma che lottano per la propria libertà e quella dei propri cari (in senso letterale) e a tutti i ragazzi che hanno paura "da morire" di finire in prigione, ma proseguono e fanno sentire forte la loro voce, perchè è giunto il momento di farlo.

 

Fuori orario

Berlusconi, ai funerali di Comincioli avrebbe espresso la paura di dover pagare una cifra astronomica a De Benedetti "rischio di dover pagare 2.500 miliardi di vecchie lire". (Screenshot Corriere.it)
Mi chiedo in quale periodo sia rimasto fermo l'uomo che dovrebbe guidare il paese? Parla di "gogol", di puntate di Anno Zero in cassetta (anche se si riferisse al Beta, la cassetta digitale usata nella maggior parte delle tv indicherebbe comunque un sistema vecchio, superato), quando parla di soldi si esprime in lire, fuori corso ormai da un decennio.
A che epoca si è fermato, mentre il mondo va avanti e l'Italia indietro? 

mercoledì 15 giugno 2011

Women2drive, Donne arabe al volante


Ci sono attività quotidiane che diamo per scontate, come mettersi alla guida per accompagnare i figli a scuole e poi procedere per l'ufficio, caricare i sacchetti della spesa nel portabagagli o prendere l'auto per fare visita a un'amica. Ma se tutto questo ci fosse vietato? Se non ci fosse consentito guidare? Se per tutte queste banalissime commissioni dovessimo dipendere da un uomo? Un marito, un fratello o addirittura, in mancanza di uno di essi, da un autista a noleggio?
Calcolate, insomma di dovere aggiungere al vostro budget mensile, anche questo peso, oltre quello per la babysitter o l'asilo e le mille altre gabelle con cui ci si deve arrabbattare.
In Arabia Saudita le donne stanno tirando su la testa, un pò per motivi economici, più che strettamente culturali, un pò perchè quel vento del nordafrica deve essere arrivato fin li. Dopo l'arresto di Manal Al Sharif, che ha trascorso 10 giorni in prigione per aver guidato, si è mosso qualcosa. La giovane è diventata un icona e questo venerdì, il 17 giugno le donne saudite si metteranno in moto in base a questo appello:
1) Non ci sarà un luogo prestabilito dove riunirsi, semplicemente ogni donna che potrà farlo si dovrà mettere al volante
2) A guidare dovrebbero possibilmente essere cittadine di altri Paesi in possesso di una patente valida
3) L’atto di disobbedienza dovrebbe essere videoregistrato e postato su Youtube.


Le attività di boicottaggio governative sono già partite, ma questa volta, con la complicità dei social network, della principessa Adila e dei media (anche arabi) qualcosa potrebbe cominciare a girare.
In bocca all'autista sorelle



martedì 14 giugno 2011

Lapalissiano

Ilda Bocassini, in risposta alle 16 eccezioni della difesa Berlusconi nel Rubygate:  ''era palese che c'erano persone che si prostituivano'' nel corso ''delle serate nella residenza del premier''.  Fonte Ansa
lapalissiano[la-pa-lis-sià-no] agg.
[dal nome del capitano fr. Jacques de Chabannes signore de La Palice († 1525), con allusione ai versi, divenuti proverbiali, di un’ingenua strofetta cantata dai soldati dopo la sua morte per celebrarne la «vitalità» come combattente: Un quart d’heure avant sa mort Il était encore en vie «un quarto d’ora prima di morire era ancora in vita»].
Ovvio, evidente, detto di una verità o di un fatto talmente manifesti e naturali che sarebbe ridicolo enunciarli: una verità l.; un’affermazione di l. evidenza. 
Avv. lapalissianaménte, non com., con inequivocabile evidenza. (Treccani)

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