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venerdì 19 agosto 2011
Quello che le donne si dicono...
venerdì 1 ottobre 2010
Butlers in the Buff, i maggiordomi desnudi
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I maggiordomi desnudi inglesi continuano a lavorare a pieno ritmo, ora oltre al sito e varie sedi hanno un profilo facebook e si propongono di "esportare" l'idea anche all'estero. Grazie al passaparola e ad azzeccate campagne mediatiche messe in piedi periodicamente, gli instancabili maggiordomi e hostess della Male order company inglese continuano l'attività con profitto e lanciano nuove iniziative.
La foto qui sopra è stata pubblicata sul profilo Facebook dei Butlers in the Buff lo scorso 17 settembre, la signorina "impressionata" dal sedere del bel maggiordomo è la vincitrice della scorsa edizione dell'X Factor inglese Alexandra Burke.
Mi chiedo se arriveranno mai nel nostro paese. Anche se nutro i miei dubbi che i belloni con il grembiulino e il sedere all'aria possano mietere gli stessi successi e che la versione rosa, con "gorgeous hostesses" abbia maggiori chance (nonostante la concorrenza spietata di pseudoagenti del largo bacino di aspiranti parlamentari nostrane).
mercoledì 22 settembre 2010
Non è una malattia
Sara pur vero che la gravidanza non è una malattia, lo so bene, mi permetto però, arrivata all'inzio dell'ottavo mese di gravidanza, di fare qualche considerazione sull'atteggiamento dell'italico popolo nei confronti delle donne incinte.
La prima volta che ho sentito questa breve ma incisiva affermazione è stato nei corridoi del posto in cui fino a ieri ho lavorato; mi ero lamentata del fatto che, nonostante la mia situazione mi avessero infilato nei turni il sesto giorno di lavoro settimanale, detto anche "multiperiodale" senza pensare che probabilmente questo mi avrebbe affaticato. Una collega mi riferì di aver captato l'uscita infelice non da un uomo come si potrebbe pesare bensì da una giovane donna. Mi ricordo che rivolsi un pensiero a questa meschina figura: "prima o poi anche tu partorirai e lo farai con dolore!".
Non dilunghiamoci troppo poi, sulla scarsa sensibilità nella scelta degli orari di lavoro, almeno 2 settimane al mese 14.00/22.00 per quattro o cinque giorni consecutivi non mi sono stati fatti mancare, sempre per rafforzare l'adagio che la gravidanza non è una malattia. Per ultimo poi, ma non meno importante il singolare fatto che proprio nella settimana di riposo post amniocentesi mi infilarono (putacaso!) una bella settimanina di ferie.
I commenti sono superflui possiamo tranquillamente glissare e passare oltre.
Parliamo ora della vita quotidiana. Provate ad andare in un supermercato che abbia almeno una cassa con precedenza a disabili e donne in attesa; provate poi a far valere il vostro diritto di prelazione, se vi va bene vi guardano in cagnesco se vi va male, come è successo a me più di una volta ti dicono "perchè mi passa avanti?", tu fai segno sui simboli di CARROZZELLA E PANCIONE e loro "perchè? lei è disabile?". Ma SCEMO DI MERDA! (scusate la colorita espressione ma quando ci vuole ci vuole), non la vedi la pancia, è tanto grande da poter addirittura oscurare il sole!
In metropolitana poi? Tutti con il sedere incollato al seggiolino a far finta di leggere le pubblicità sopra i sedili di fronte o a rimirarsi le punte dei piedi, l'unica persona e l'unica volta che ho avuto l'onore di sedermi è stato grazie ad un ragazzino rumeno davvero molto gentile ed educato (poi sanno solo parlare male degli immigrati, puah!).
Anche dal parrucchiere... covo di giovani e meno giovani serpentesse! Sabato scorso decido di farmi lavare i capelli e farmi fare la piega in un momento di estrema pigrizia, entro e i divanetti e le poltroncine sono tutte occupate. Giuro che ho visto il panico nei volti di tutte le signore alle quali ovviamente ho rivolto uno sguardo di estrema pietà, per capire quale di loro avrebbe compiuto il nobile gesto. Nada! niente da fare, nessuna dico nessuna ha pensato minimaente al fatto che le mie caviglie sono 2 zampogne e stare in piedi mi risulta davvero doloroso.
Ultimo episodio in ordine di tempo stamatina: mi reco in ospedale per fare degli esami urgenti, tra gli sportelli ce n'è uno che è appositamente riservato alle urgenze e alla consegna di materiale biologico ed io sono titolare di entrambi i requisiti, nonchè palesemente gravida. Mi appresto a consegnare ricette e provette e si fa avanti una megera adiratissima: "uèèè, guardi che ci sono prima io" sbattendomi in faccia il numerino. Stavo già partendo in quarta per mangiarle la faccia e tutto il resto ma l'impiegato al di là del vetro fortunatamente (per lei), ha ristabilito subito l'ordine.
Aaaaaaaah, alla presentazione del corso di preparazione alla nascita arrivo in ritardo, tutti i posti a sedere sono occupati da future mamme e futuri papà. Pensate che qualche uomo abbia avuto la decenza di alzarsi? Impensabile!
Potrei andare avanti all'infinito, tanti sono gli aneddoti che ho raccolto negli ultimi sette mesi, credo comunque che questo sia sufficiente. Ribadisco, non è una malattia, sono d'accordo, è un evento lieto, non è propriamente invalidante ma è sempre una condizione particolare, andrebbe trattata con un pò di sensibilità, ci vorrebbe un minimo di educazione in più.
Ma noi italiani abbiamo perso il senso dell'altruismo, non siamo più in grado di rispettare il prossimo e di aiutarlo. Siamo diventati un popolo di burini egoisti.
mercoledì 9 giugno 2010
A scuola di emancipazione, scalze
martedì 23 febbraio 2010
Solitudine full time
lunedì 15 giugno 2009
I quesiti della Pytta 15
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Con i tempi che corrono, almeno lavorativamente parlando, non si dormono certo sonni tranquilli.......un giorno sei a lavoro nel tuo ufficio, il giorno dopo ti accorgi di non vedere la tua scrivania nemmeno più in un miraggio!
Un pò quello che è successo ad una mia cara amica, ex dipendente di una grande multinazionale televisiva che ha chiuso improvvisamente 3/4 dei suoi canali sparsi per il mondo.
Una sera chiaccherando col tentativo di sdrammatizzare la situazione, abbiamo cominciato a chiederci se, visto il periodo di crisi, non cominciassero anche a cambiare le abitudini morali e di preservazione della marmaglia umana in cerca di lavoro.
Nel senso.....si fa tanto un gran parlare di raccomandati, di venduti, di gente che fa strada per non si sa quale preciso motivo (o meglio si sa ma nessuno lo dice)........ma secondo voi, in momenti come questi, non si è andata ingrossando la categoria di coloro che si domandano "e se mi dessi in cambio di?".
Tralasciamo un attimo il valore intrinseco del lavoro come realtà/diritto, del ruolo che la stessa Costituzione ha ad esso assegnato, della morale che anche in questo caso verrebbe tirata in ballo.........ma è davvero possibile che tra il finire a lavare cessi in un autogrill e il lavorare in una prestigiosa azienda come si era sempre sognato ci passa solo e soltanto un letto e che, soprattutto, la maggior parte delle persone per rispetto di sé stesse sceglierebbe la prima ipotesi pur di non?
Io non mi ritengo ipocrita, sarà per questo che me lo domando. Ammetto anche tranquillamente di non essermi mai trovata in una situazione simile, e, magari, i più maligni potrebbero pensare che sia proprio questo il motivo per il quale mi pongo tale quesito.
Ma a volte vengo invasa da una tale rabbia.......soprattutto in quest' ultimo periodo in cui il lavoro è davvero ballerino, traballante, in bilico e chi più ne ha più ne metta!
Avete presente Rutger Hauer in Blade Runner? "ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare....." a me ne vengono riportate ogni giorno di nuove e sempre più succose! Mi sento come la fonte segreta di Dagospia................
Ma, io mi domando..........bisognerebbe avere così schifo di sé nel caso in cui si compisse un passo del genere?
Per la cronaca.....la mia amica asserisce che se fosse per un lavoro decente ed un altrettanto decente stipendio forse ne varrebbe la pena.
Forse.........
pytta
sabato 4 aprile 2009
Di sera leoni....
mercoledì 1 aprile 2009
Vuota il sacco se hai il coraggio!
- Badge aziendale;
- foglio dei turni;
- chiavetta del caffè.
Il lavoro me lo porto sempre dietro, perchè è un bene prezioso e sicuramente non deve mai mancarmi il badge, altrimenti non rilevano la mia presenza e non mi pagano la giornata ma è altrettanto importante la chiavetta del caffè, che pausa sarebbe senza una capatina alla macchinetta! E il resumé dei turni? quello ci vuole altrimenti rischio di prendere impegni con gli amici senza tener conto che il call center mi impegna 7 gg su 7 con orari alquanto flessibili.
- Assorbente interno;
- assorbente esterno;
- fazzoletti di carta.
Non tengo il conto, non c'è una x rossa sul mio calendario per ricordarmi che il tale giono sarò immancabilmente vittima del ciclo mestruale, poi non spilucco nemmeno i confettini al progesterone quindi, gli assorbenti ci sono sempre. I fazzoletti invece sono utilissimi in periodo di raffreddori ma anche quando sei costretta a dividere la toilette con altre 200 persone e corri il rischio di trovare solo un triste quanto inutile cilindo di cartone vicino al water.
- Chiavi di casa;
- chiavi della macchina;
- chiavi di casa della Mentirosa.
Nessun commento su questo, a parte il fatto che mi porto sempre appresso le chiavi di casa della mia amica. Non c'è da stupirsi però, ormai è il mio secondo domicilio e poichè non sempre i nostri orari coincidono ho la libertà di entrare ed uscire senza che lei mi apra il portone dal citofono. (ah le amiche! sono come sorelle).
- Portafoglio;
- RayBan;
- macchinetta fotografica.
Il "borsellino" con i soldi (pochi), il bancomat (che trema di paura ogni qualvolta lo estraggo dalla sua taschina), i ticket restaurant, le fidelity card di supermercati e negozi vari e le tessere dei locali; Gli occhiali perchè guidare con il sole mi acceca e non vorrei morire schiantata contro un TIR ; la macchina fotografica, molto basic con i suoi miseri 5 megapixel, per essere sempre pronta ad immortalare cose e persone che amo.
- penna biro;
- quotidiano del giorno.
Penna e Moleskine perchè se sono in giro e voglio annotarmi qualcosa che potrebbe servirmi, anche una semplice frase buttata al vento non rischio di perderla nei meandri del mio cervelletto fallato; il quotidiano invece è un'abitudine ventennale che mi porto dai tempi della scuola, nonostante internet con le sue news in tempo reale non rinuncio al piacere della lettura tradizionale: caratteri neri su carta bianca, una sensazione impagabile per me.
- Due pacchetti di sigarette;
- accendino;
- tre cellullari.
Ahimé sono un'accanita fumatrice, ma che dico! sono una tabagista! poi...2 telefoni con scheda della 3, in uno ho i minuti gratis, frutto di un recente atto di retention e l'altro è il mio numero storico, quello che hanno praticamente cani e porci, con una tarffa a logica autoricaricabile (non la mollo manco morta!!); l'altro ha una sim Vodafone ed ha l'opzione zero limits, con questo posso chiamare e messaggiare i miei amici che a loro volta hanno Vodafone (vedi Trippi, mia sorella, mio cognato, la Romana e Orso) spendendo pocopocopoco.
Bene, gioco finito. Adesso però sono curiosa di sapere cosa c'è nella vostra di borsa. Diamo inizio al gioco!
martedì 31 marzo 2009
Per quei centimetri in più!

di Trippi
Ah ragazzi, che belle le donne sui tacchi, soprattutto su quelli a spillo, che gamba slanciata, che sedere alto. Ah ragazze, che incubo quando quei centimetri fanno crack e tu ripiombi nella tua bassezza, e onta, a peggiorare le cose cammini con un'andatura claudicante da trampoliera zoppa.
Certo che è solo una questione di vanità! Altrimenti mica saremmo così matte da sottoporre schiena polpacci e coscie a una tortura continua.
Cresciamo con il detto "altezza mezza bellezza", poi ci propinano "soffrire per imbellire" e noi, povere dementi ci beviamo tutto e pur di guadagnare qualche centimetro, siamo disposte a sopportare di tutto!
Le stigmate delle portatrici sane di tacco 8-12 sono vesciche ai piedi, calli, duroni e per chi come me ci balla pure sopra, si aggiunge il neuroma!
Per fortuna il fato mi ha preservata dall'alluce valgo..
La mia amica Mandrinella che è una manager stakanovista del Wal mart si è giocata due piedi due! Ha fatto un intervento due mesi e mezzo fa con tanto di chiodi per raddrizzarle le dita incurvate in una posa innaturale a furia di contenere le dita dentro scarpe scomode e camminare 16 ore al giorno all'interno dei megastore.
E' ancora in riabilitazione!
Peggio delle cinesi che si riducevano la taglia dei piedi con fasciature invalidanti!
Sul percorso casa ufficio ho già lasciato una decina di tacchetti di gomma (6 euro tutte le volte che porti le scarpe dal calzolaio per rifarli). Ora che ci penso il buongiorno si era visto dal mattino: il tacco a spillissimo dello stivale/calza con cui sono venuta a firmare la lettera d'impegno, si era spezzato in due tronconi all'ingresso della metropolitana.
Stamattina però l'apoteosi degli incidenti.
Stasera ho il corso Fat killer in palestra, perciò lascio l'auto in posizione di partenza vicino alla metro, faccio 200 metri di strada con le scarpe appena risuolate e sento che c'è qualcosa di strano, ma visto che sono fresche fresche di calzolaio non mi allarmo.
Esco in piazza Lima, e percepisco chiaramente di non essermi sbagliata, il sampietrino aiuta il cervello ancora assonnato: il gommino si è praticamente liquefatto! Caso vuole che nella piazza ci sia una bancarella con le scarpe, mi avvicino, provo a toccarle e dopo essermi accertata che sono in pura plastica mi butto sugli stivali: bianchi e di camoscio, non c'entrano niente con l'abbigliamento d'ufficio, ma il prezzo 59 euro, mi sembra ragionevole. Aspetto che il gestore della bancarella finisca di farsi i fatti suoi e provo questo tronchetto scomodissimo. Mi rassegno e dico al tizio che le tengo su. Faccio per pagare con il bancomat, ma non lo prende, solopagamentocontanti. Mi spiega che la mia banca si trova più avanti sulla destra. Sempre più sconsolata seguo le indicazioni e mi appare come un miraggio un negozio di calzature, anche se non è difficile visto che sono in corso Buenos Aires a Milano, una delle vie dello shopping per eccellenza! Chiedo se sono aperti, sono le 9.30 del mattino e i negozi aprono alle 10.00.
Alla risposta affermativa mi fiondo sulle scarpe e chiedo di poter provare il 35 di un paio di modelli. Il commesso carinissimo e sgamato ha intuito subito che davanti a lui non c'è solo una cenerentola con la scarpa rotta un mano, ma una drogata di tacchi & co cui rifilare qualche modello.
Infatti poco dopo eccomi uscire sorridente e beata con un paio di scarpe nere in pelle spuntate con tacco 10 e doppio cinturino, un altro paio in camoscio bianco e una borsa in pelle nera che puoi portare su tutto, le scarpe mutilate nella scatola vuota!
Il mio ufficio è a 700 metri, mi godo il percorso ancheggiando contenta sul mio nuovo acquisto e quando solo un semaforo e qualche metro mi separa dalla meta..
crack
sento il vuoto
non può essere!
Si è rotto il tacco!
Della scarpa NUOVA!!
Comincio a chiedermi se non sia un segno divino?! Forse Dio esiste e mi vuole mandare un segnale: "Torna a casa Trip!". Beh se dovessi morire sotto un tir o dovesse crollare il palazzo in cui lavoro o dovesse uccidermi il fat killer di stasera, VOI saprete la verità!
Torno di corsa (per quanto sia possibile) al negozio e i commessi avviliti mi spiegano di non avere un altro numero 35 di quel modello, ma si offrono di procurarmelo da un negozio della stessa catena. Detto fatto, il ragazzo si è precipitato a prendermi un secondo paio e adesso eccomi qui, a raccontarvi la storia con i piedi fuori dalle scarpe!
Sono arrivata in ufficio con un ritardo pazzesco, il mio capo mi ha fatto una lavata di capo e la mia collega in chat ha tentato di scusarsi per non avermi avvisato, non immaginava che si sarebbe scatenato questo cancan.
Ma io sono qui che sorrido sorniona, ho due paia di calzature nuove e una borsa, sono persino riuscita a passare dal calzolaio che, avvilito, mi rimetterà a posto le scarpe AGGRATIZ, tutto mi scivola addosso
NOLI ME TANGERE.
E' proprio vero, niente è consolatorio quanto lo shopping!
Ps
qui sotto un utile video su come camminare sui tacchi!


