ancora miti, riti e liturgie di abbordaggio metropolitano

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mercoledì 6 luglio 2011

Avere un figlio? E' un terno al lotto!

dal The Sun on line: "Si può vincere un bambino al mese"
Mentre Carla Bruni, meglio conosciuta come la signora Sarkò, sarebbe in dolce attesa di due gemelli, per le comuni mortali che non possono (permettersi di pagare una cura per la fertilità) o non riescono ad avere un figlio in Inghilterra si sono inventati una lotteria.
Eh si, il figlio lo si può vincere al lotto comprando un biglietto da 20 sterline. In premio, per il "fortunato/a" estratto mensile 25mila sterline spendibili in una clinica della fertilità. Auto di lusso con autista e hotel inclusi! Nessun limite di sesso o di età, dove ci sono blocchi legislativi (45 anni il limite di età inglese per la fecondazione in vitro) o di natura (per gli uomini o gli anziani) si potrà donare gli ovuli o lo sperma e ricorrere a un utero in affitto di una madre surrogata! La partenza del gioco è prevista per fine luglio.
Pazzesco! O no?

giovedì 7 aprile 2011

Ahi ahi ahi se faccio un figlio dopo i 40 anni

Costantino Nivola, La madre sarda e la speranza del figlio meraviglioso, 1986

E' molto interessante il parere di Marisa Moles, madre e insegnante, sulla maternità dopo i 40 anni. Pone il problema da una triplice prospettiva: quello delle energie della mamma/nonna, quello economico per cui una gravidanza oltre una certa età può diventare appannaggio di chi ha una certa agiatezza economica e può permettersi degli aiuti e quello del diritto del figlio/a ad avere una madre giovane.
Premesso che sicuramente una madre giovane affronta più facilmente una gravidanza, sulle fasi successive non metterei la mano sul fuoco.
Sarà perchè vedo molte 20enni meno energiche e attive di molte 40enni, sarà perchè mi ritrovo in buona parte nel percorso della giornalista citata nel pezzo (anni di pillola in attesa del momento giusto e quando questo arriva per il corpo è ormai troppo tardi), ma penso che la maternità sia una questione troppo soggettiva per sottoporla a regole universali. Spesso le giovani hanno l'energia, ma non hanno la pazienza, le quarantenni d'altro canto sono spesso iperansiose e protettive. Nel mio caso con anni di pillola perchè pensavo di non volere figli, mi sono resa conto solo in seguito di non volerli con quello che è stato il mio compagno negli anni "ideali" per averli. Ho ammesso solo dopo, consciamente, che quello che era un buon partner per me, sarebbe stato un pessimo padre. Da un paio d'anni, con la persona giusta accanto, la prospettiva è radicalmente cambiata. A volte non è solo questione di momenti giusti, ma di persone giuste. Penso che troppo spesso si facciano dei figli per colmare dei vuoti, delle carenze, per appianare delle crisi. Ho la fortuna di avere una vita piena, un figlio non andrebbe a riempire un vuoto, ma ad aumentare quella pienezza ecco perchè non vedo come un limite non essere madre.
Quello che mi infastidisce in tutto questo parlare di maternità e di età in cui fare i figli è che l'età della figura paterna resta sempre in secondo piano. Marisa Moles accenna alla sua amica che desidera il figlio a 46 anni, ma trova lo scoglio del marito e si chiede se sia il caso di abortire. Penso che il punto sia proprio questo. Forse l'accento andrebbe posto sul desiderio di avere figli di entrambi, perchè a volte l'energia bisogna averla in due.
Ci sono donne fanno figli con una facilità incredibile, altre che per quanto tentino e si disperino non riescono a concepire. Non è detto che le prime siano madri migliori, non è detto che la prima abbia accanto chi la supporti.

martedì 8 febbraio 2011

Oltre il dolore

locandina - Rabbit Hole è tratto dal romanzo di Terry George pubblicato nel 2007 con il titolo "Reservation Road", dramma familiare che racconta il difficile lutto di una famiglia spezzata dalla morte del figlio rimasto ucciso in un incidente stradale.



Perchè per quanto in quei momenti si pensi che il mondo non possa continuare a girare, che sia impossibile andare avanti, che tutto debba cessare, che noi non avremo mai la forza alzarsi e trascinarsi fino alla fine di un altro giorno... poi diventa sopportabile.

Dall' 11 febbraio al cinema.
Spero di riuscire a vederlo.


martedì 8 giugno 2010

Se qualcuno ruba un figlio per te...


Il fatto di cronaca di Nocera, la storia dell'infermiera ladra di bambini per trattenere un uomo, sposato, con il figlio da lui tanto desiderato, riporta a galla vecchi schemi mentali femminili che credevo ormai estinti.
La gravidanza, la cura della prole, è stata per tantissimo tempo il mezzo con cui le donne tenevano legato il capofamiglia al tetto coniugale o lo forzavano a crearne uno per loro e il pargolo.
Che disperazione, che solitudine spingono una donna già madre, lavoratrice e dunque autonoma economicamente, ad arrivare a rubare un figlio altrui pur di soddisfare il bisogno di paternità di un uomo inappagato dalla propria donna ufficiale. Come pensava di gestire in futuro la presenza del figlio altrui con le proprie di figlie e con lo stesso uomo per cui ha creato la sceneggiatura, regia e  messa in scena?
La madre del piccolo Luca, sommersa dalla felicità e dal sollievo per questa seconda nascita del piccolino, la perdona. Si perdonerà mai lei, una volta ritrovata la lucidità? Potranno mai perdonarla le figlie e lui, l'uomo per il quale aveva rubato il dono più grande, la vita.

lunedì 24 maggio 2010

Privacy: tutele, legalità o assurdità?

La Rissa- Fortunato Depero, 1926

Non sto per tirarvi l'ennesimo pippone sul DDL Alfano, sulle scuse che andrebbero fatte ai peggiori delinquenti per averli intercettati e al fatto che nei blog, a breve non si potrà più parlare di certi temi, non per scelta ma per legge.

Sto per raccontarvi in che modo, le leggi, se usate in modo assurdo possono favorire chi commette un reato o una scorrettezza, non le vittime.

L'anno scorso proprio in questo periodo una mia cara amica subì un'aggressione fisica da una sua coinquilina che tentò dapprima di soffocarla, poi di darle fuoco. Una cosina così, tranquilla tranquilla, una litina domestica come la chiamerebbero le forze dell'ordine. Il gesto estremo della ragazza, non era neanche il primo in qualche mese di convivenza. Infatti poco dopo essere entrata nell'appartamento aveva tentato il suicidio ingollando una quantità industriale di sonniferi e chiamando in suo soccorso il fidanzato che aveva lasciato qualche ora prima, in preda a una furia incredibile da gelosia. La mia amica venne informata dai genitori della ragazza subito accorsi in citta e installatisi in casa (giusta preoccupazione di genitori per carità) che non era la prima volta che la figlia compiva gesti estremi di questo tipo e la ragguardarono sui vari episodi di anoressia e bulimia che ne avevano segnato la giovane vita. Evitarono però di raccontare che questi gesti estremi non erano solo "autolesionisti" passatemi il termine, ma a un certo punto si erano focalizzati contro un familiare in particolare, epicentro della sua ira e aggressività.

Questi dettagli sono saltati fuori solo DOPO l'aggressione alla mia amica, che ha dovuto chiamare la polizia e i genitori della ragazza per farsi staccare di dosso la furia! Questi ultimi a questo punto hanno raccontato i retroscena nascosti fino a quel punto, sperando nella comprensione umana della mia amica, che dopo un'agressione del genere era piena di tutto tranne che di umana comprensione e ha chiesto alla signorina e ai genitori di levarsi cortesemente dalle balle!

Ma la ragazza, supportata nel suo delirio dai suoi familiari, come una moglie respinta, ha denunciato la mia amica per averla cacciata dall'abitazione e per aver violato la sua privacy informando i genitori dell'accaduto.

Potete immaginare il tran tran legale e il balletto degli avvocati che ne è derivato: la mia amica ha fatto una querela e un'esposto per l'aggressione subita chiedendo l'allontanamento della ragazza dal tetto, ma nel momento in cui ha provato a raccontare le confidenze sulle aggressioni ai danni dei suoi familiari alle forze dell'ordine, per corroborare e dettagliare meglio per quali motivi era meglio allontanare la ragazza, si è sentita rispondere che in questo modo violava la privacy della coinquilina.

Andranno davanti al giudice a breve per la querela della signorina dai nervi fragili, ma la mia amica non potrà chiamare a testimoniare sugli episodi di follia precedenti l'ex fidanzato della ragazza, sempre perchè così facendo ne violerebbe la privacy. Poi dovranno tornarci per quelle fatte dalla mia amica, la quale ha fatto l'errore di non farsi refertare, poichè in un primo momento era convinta di risolvere la cosa pacificamente.

Ed ecco che ne esco sempre più rafforzata sulla mia posizione: denunciare sempre le aggressioni, proprio per tenere una sorta di tracciabilità dei comportamenti estremi di queste persone ed evitare che, sempre impuniti, un giorno o l'altro riescano a portare a termine i loro gesti etremi. Come capitò a mio fratello, vittima di un bullo di paese che aveva già in curriculum l'aggressione a un professore delle scuole medie (un accoltellamento mica pizza e fichi). Il professore impietosito dalle richieste dei genitori, non denunciò, per dare una seconda opportunità al ragazzo. Si, possibilità di riuscire nell'impresa la prossima volta!

Infatti nel mentre il bulletto era diventato il punto di riferimento di una piccola gang di minorenni minorati che molestavano gli studenti delle superiori in attesa degli autobus. Mio fratello fece l'errore di reagire e si ritrovò nel mezzo di una rissa (uno contro tutti). Non essendo proprio un fuscellino si difese talmente bene dalla babygang da uscirne quasi "illeso", ma non aveva considerato la vigliaccheria di un pesudo-aspirante capetto che vede messa in crisi la sua autorità. Così, a rissa finita e a bocce ferme, un frammento di blocchetto per edilizia, raccattato per terra dal galletto ha raggiunto vigliaccamente la testa di mio fratello, da dietro, mentre si allontanava, rendendolo sordo a un orecchio.

Nessun fermo giudiziario per il piccolo boss, non aveva precedenti, tra l'altro non era neanche accusabile di tentato omicidio perchè un blocchetto non è considerato un arma propria.

Mi chiedo se avrebbe dovuto colpirlo con una statuetta del duomo di Milano per essere denunciabile.

Non vi dico poi le pressioni parte dei genitori dell'aggressore perchè i miei non denunciassero, mio fratello era ancora minorenne, ma il figlio aveva appena raggiunto la maggiore età, e le minacce e intimidazioni dirette ai testimoni poi, una volta partita la denuncia. Come se non bastasse un mattone che ti colpisce in testa, scagliato alle spalle!

Mi chiedo così e lo chiedo a voi se non siano proprio questi genitori pronti a fare da schermo e a ipertutelare le fesserie dei figli la vera rovina di questi figli e la rovina delle loro vittime?


mercoledì 21 aprile 2010

Mai stata sposata

fonte foto

Alla tenera età di 37 anni (38 a luglio, ma non li dichiarerò fino al giorno del compleanno) rientro pienamente in tutte le statistiche nazionali, in modi talvolta imbarazzanti. Ed ecco che tra studi e ricerca del contratto di lavoro perduto il mio stato civile è "libero": nessuna gravidanza, due convivenze e mai stata sposata.
Fino ai 34 la domanda arrivava a tutti i matrimoni di amiche e parenti "e tu quando?". Poi hanno smesso di chiedermelo, forse per raggiunti limiti di età o perchè hanno capito che non era cosa. La mia più cara amica, in arrivo dalla Sardegna a Milano con un pancione di oltre 8 mesi che non voleva entrare nello spazio tra i sedili dell'aereo, non volle mancare alla mia laurea "visto che non hai intenzione di sposarti, voglio assistere almeno a questa cerimonia".
Se proprio devo dirla tutta, quando finì la mia prima convivenza (poco dopo la sua cerimonia di laurea) tirai un sospiro di sollievo per non avere mai ceduto a pressioni e condizionamenti. Già solo il pensiero di averla scampata da tribunali e avvocati che sancissero la fine della mia relazione leniva parte del dolore che mi provocava la sensazione di fallimento.
Sulle capacità terapeutiche del ballo dopo una separazione e di quanta gente ci si butti a capofitto quando si ritrova sola abbiamo già parlato abbondantemente sia io che Chica Mala. Ma è proprio con le persone conosciute tra le piste di salsa che ho avuto i discorsi più illuminanti in materia.
Dopo i 30 la parola matrimonio ha un peso pazzesco sin dalle prime battute di una nuova storia. Così il rettile mi spiegò la sua teoria: "le ragazze fanno di tutto per mettere un anello e fare un figlio prima dei 30 rompendo le scatole ai propri fidanzati e futuri mariti per impedire loro di avere una vita autonoma, dopo fanno di tutto per recuperare tutto quello che non hanno fatto prima e cercano di piantarli in casa con i pargoli". La teoria mi venne confermata da un mio compagno di corso che mi spiegò di essere capitato con donne (zoccole, diceva lui) che sostenevano di volere una storia seria, mentre in realtà ce l'avevano già e cercavano solo dei diversivi (uomini giocattolo). Io vedevo e vedo tuttora più frequentemente, donne passare da una relazione improbabile a una assurda, alla ricerca dell'uomo che le dovrebbe ricollocare a riposo tra le mura domestiche, quello con cui fare un pargolo prima che l'orologio biologico dica stop.
Gli uomini, dal canto loro, si dividono in due tipologie 1) quelli che magari sono (già stati) sposati e ritengono di avere già dato anche per le prossime vite, terrorizzati dall'idea di essere il fattore di turno, li riconoscete perchè evaporano non appena vedono qualche oggetto femminile dimenticato nella propria abitazione e/o superano i due mesi di frequentazione e 2) quelli che invece non vedono l'ora di trovare una donna che abbia voglia di mettere su famiglia senza trovarla e spesso si accasano con la prima che fa capire di essere d'accordo. Non ho mai capito perchè le due tipologie di donne e di uomini finiscano con il mescolarsi così male.
Per quanto mi riguarda ho sempre pensato che avrei cambiato idea sulle nozze solo se fosse nato un figlio (che nella mia prima convivenza non volevo e mi guardavo bene dal fare arrivare) per tutelare il piccino davanti alla legge. Perchè nonostante il gran parlare di adozioni e le pressioni per far rientrare anche nel nostro ordinamento i matrimoni omosessuali, la verità è che i figli naturali (nati fuori dal matrimonio) non hanno gli stessi diritti dei figli delle coppie sposate (legittimi). Cambia tutto, perfino i vincoli di parentela, dunque gli assi ereditari (non pensate ai soldi, o perlomeno non solo a quello, ma all'affidamento se dovesse succedere qualcosa ai genitori) e i tribunali che si occupano di loro (quello dei minori anzichè il tribunale ordinario).
Assurdo se si pensa che secondo le ultime statistiche tra 10 anni il 50% dei bambini nascerà fuori dal matrimonio. Già adesso siamo al 20%, una percentuale insospettabile fino a non molto tempo fa.
Basta guardarsi intorno, quanti di voi hanno amici/cugini/vicini conviventi e con figli? Probabilmente la vostra risposta cambierà a seconda della residenza: al sud e nella mia isola il matrimonio regge ancora. Al nord, invece, vacilla da un pezzo e prende piede un nuovo profilo di famiglia italiana (ma anche al sud la tendenza è questa, seppure alla moviola) in cui il matrimonio arriva a "coronamento" di una relazione, dell'ampliarsi della famiglia e arriva dopo fidanzamento/convivenza/nascita dei figli (quando arriva).
Per farla in barba alle statistiche però, a giugno andrò alle nozze di una vecchia amica, mia coetanea, che si sposa dopo 4 anni di convivenza. Sarà una cerimonia semplice seguita da un breve rinfresco, infatti a parte i familiari della coppia saremo solo 4 invitati per sposo (con relativi partner). Una cosa è certa, con l'aumentare dell'età e della latitudine aumenta la sobrietà e diminuiscono le persone, ma ho la sensazione che la scelta sia davvero matura e consapevole, da festeggiare con le persone che contano.

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