ancora miti, riti e liturgie di abbordaggio metropolitano

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mercoledì 27 aprile 2011

Voci e silenzi


Alberto Vitale - Disperazione
Stamattina avevo messo su un post sul mio umore ballerino, ma dopo un SMS di mia sorella ha ridimensionato di colpo quelli che negli ultimi giorni mi sembravano iceberg emotivi a semplici scogli.
Uno dei suoi ragazzi si è suicidato, oggi andrà al suo funerale.
Dico "uno dei suoi ragazzi" perchè lei li chiama così, anche quando hanno 60 anni e potrebbero essere nonni (e in alcuni casi lo sono).
Mia sorella fa l'educatrice, ha iniziato anni fa con alcuni progetti tesi a rendere autonome persone down e ora segue persone disagiate aiutandole a "ripartire" con dei lavori per enti e strutture. I "ragazzi" sono tanti, i progetti sempre troppo brevi e i fondi sono spesso ridicoli. Ma, nonostante tutto, queste iniziative sono spesso un'occasione per farli sentire meno soli (anche nel disagio), rappresentano una possibilità di socializzazione o di lavoro per chi ha sempre incontrato ostacoli in uno o in entrambi gli ambiti.
Non le ho chiesto come si sente, lo so. Mi sono limitata a dirle che a volte le persone non vogliono essere salvate. Non c'è niente che possiamo fare, noi non abbiamo gli strumenti, loro non hanno la volontà di vivere, o forse non ne hanno la forza.
In questo caso c'era un disagio, ma in molti altri non è così evidente. Dopo, nei sopravvissuti, resta lo smarrimento, il bisogno di rimettere a posto le caselle scompigliate dal gesto, capire e "giustificare" un gesto così estremo. Individuare troppo tardi, i segnali di quello che sarebbe avvenuto. Placare un senso di fallimento per la nostra incapacità di decodificarli per impedirlo. Il suicidio ti insinua dentro un tarlo, che rischia di trascinarti nello stesso buco nero. La necessità di scandagliare la profondità di quella disperazione che fa vedere la morte come unica via di uscita.
Nei posti in cui sono cresciuta conosciamo bene la dinamica di questo tarlo, il tasso di suicidi è altissimo, contagiosissimo. Non so se esistano statistiche, ma penso sia la prima causa di morte giovanile dopo le morti per leucemia e tumori. Tanto che un noto scrittore ha reso il male di vivere uno dei personaggi principali dei suoi romanzi: "la voce".
Nel quartiere in cui viveva mia nonna paterna, uno dei più "antichi" non c'era casa in cui non si fosse pianta una morte prematura. In alcuni casi era tanta la voglia di farla finita che anche i sistemi "arrangiati" erano un metro della disperazione di chi voleva solo il silenzio. Il padre di un mio compagno classe, eravamo alle medie, si sparò un colpo di fucile in pancia, morì dopo una lunghissima agonia in ospedale. La madre di un'altra mia coetanea, dopo vari tentativi bloccati dai familiari, venne ritrovata dentro il congelatore a pozzo.
Dopo per loro, il silenzio. Per chi resta fin troppe voci e domande senza risposta.



lunedì 28 febbraio 2011

Tutto il resto è schifo


Laura Palmer, la vittima di "Twin Peaks". Per il lancio della serie tv venne mandato in onda a ripetizione il trailer con la domanda "chi ha ucciso Laura Palmer?". 


Mi chiedo che meccanismi morbosi ci siano dietro questa tendenda a vivisezionare i casi di cronaca che vedono protagonisti i minori. Dal caso di Cogne, fino ai più recenti di Avetrana e Brembate. Seguiamo queste vicende con la partecipazione e ansia, complici, con gli ascolti e le vendite di un giornalismo morboso che snocciola informazioni macabre e dettagli che dovrebbero fornire indizi, ma creano solo confusione nel lavoro degli inquirenti, dolore nelle famiglie.
Mentre giornali, approfondimenti, pseudogiornalisti e macabri curiosi giocano a fare l'ispettore e "svelare" gialli e misteri, due famiglie stanno piangendo le proprie bimbe. Forse è il momento di capire quando anche la cronaca deve fermarsi, quando la polizia deve poter fare il proprio lavoro in silenzio, quando i familiari devono essere lasciati liberi di soffrire ed elaborare il proprio lutto lontano da obiettivi e telecamere.
Il rispetto per il dolore altrui, la pietas è un valore che va riscoperto e tutelato.
Quando leggo, poi, di Corona che si intrufola nella casa di una madre che ha perso non solo la propria figlia, ma anche la fiducia nella propria famiglia, mi resta solo lo schifo.

martedì 8 febbraio 2011

Oltre il dolore

locandina - Rabbit Hole è tratto dal romanzo di Terry George pubblicato nel 2007 con il titolo "Reservation Road", dramma familiare che racconta il difficile lutto di una famiglia spezzata dalla morte del figlio rimasto ucciso in un incidente stradale.



Perchè per quanto in quei momenti si pensi che il mondo non possa continuare a girare, che sia impossibile andare avanti, che tutto debba cessare, che noi non avremo mai la forza alzarsi e trascinarsi fino alla fine di un altro giorno... poi diventa sopportabile.

Dall' 11 febbraio al cinema.
Spero di riuscire a vederlo.


venerdì 8 ottobre 2010

I vinti

fonte foto

Si dice che la storia venga fatta dai vincitori. Ma cosa accade quando da un grande conflitto si esce tutti sconfitti?
Cosa accade quando, naturalmente, scompaiono i testimoni oculari, quando la memoria si fa sempre più evanenscente. Quando le "verità" dei mass media sono più forti, passano e restano impresse più facilmente di quelle documentali?
Come si fa a venire a patti con la propria sconfitta come genere umano e quanto dura questo sentimento?


Forse il senso di colpa cade in prescrizione se non lo si esercita?
Lo status di vittima si acquisisce e si mantiene per usucapione? Per averlo esercitato per qualche decennio senza che nessuno osi replicare?

fonte foto

Ma allora perchè non fare un bel falò della memoria in cui mettere insieme tutti gli stermini, i genocidi e le persecuzioni del secolo breve. A partire dagli Armeni, passando per la Shoah, ma anche per le Fosse Ardeatine e le Foibe, con una sosta nei Gulag e tra gli affamati dal socialismo, mettendo nel mucchio gli abitanti di Hiroshima e Nagasaki, con un salto in avanti fino ai desaparecidos, con una sosta nei Balcani con i suoi corsi e ricorsi di pulizia etnica, per terminare con i fratelli Ruandesi finitisi a colpi di machete e le migliaia di persone che non avranno un trafiletto nei libri di storia, ma non per questo sono morte meno crudelmente per crimini di guerra.
La guerra si sa è un fatto di uomini, di maschi, la pace è donna. Le donne odiano la guerra perchè porta via i loro compagni, i loro figli. La donna preserva, ingloba, protegge. La donna ricorda. Ecco perchè temo che finchè le donne verranno tenute lontano dal governo degli stati, per i vinti non ci sia speranza. Dopo il secolo breve è arrivato il secolo dalla memoria breve, dietro l'angolo la negazione della memoria.

martedì 15 giugno 2010

Altre madri e madri altui

fico d'india a Oliena fonte

La maternità in questi giorni è il filo rosso che attraversa i miei pensieri. Sarà perchè ben tre mie amiche e coetanee sono in dolce attesa e aggiornano via facebook un pubblico curioso sugli sviluppi di test, pancioni e smagliature. Sarà per le numerose assenze di una collega scaramantica che ancora non rivela cosa la tenga lontana dall'ufficio e vincolata a un regime alimentare che non  si è mai curata di seguire, ma ha sempre preso in giro. 
Sarà forse per il libro che ho appena finito di leggere, Accabadora di Michela Murgia.
Bonaria Urrai, la protagonista, è la sposa mancata di un marito scomparso in una guerra che non era preparato a combattere prima di poterla sposare. Madre orbata di figli altrui adotta l'ultima figlia di una donna povera come fill'e anima, figlia dell'anima. Bonaria, saggia ed essenziale come molte donne d'altri tempi,  impara a 15 anni, dopo le complicazioni del parto di una puerpera che abbiamo bisogno di chi ci aiuti a nascere tagliandoci il cordone, aiutandoci nel primo respiro, ma anche di chi ci aiuti a recidere il filo della vita, a esalare l'ultimo. E' lei l'ultima madre quella che da l'ultima carezza che mater pietatis pone fine alla sofferenza del malato terminale.
Una eutanasia accettata socialmente sulla quale ho sentito al massimo qualche bisbiglio, forse perchè nel paese dell'entroterra sardo in cui sono cresciuta si ereditavano più facilmente racconti di suicidi o di vendette consumate con l'accetta, storie di odio e di dolore più che di pietà o compassione. Ma la radice di quel pensiero è talmente presente da entrarti dentro tanto quanto l'aria che respiri e il cibo che mangi.
E' il senso comune barbaricino di quello che è giusto o sbagliato, che si apprende nelle sere d'estate passate a prendere il fresco appena fuori dall'uscio, porte e finestre spalancate a far entrare aria e voci estranee eppure così familiari. Un codice di comportamento inculcato dalle frasi fatte delle Tzie, le signore e signorine del vicinato che coeducano i ragazzi cresciuti per le strade, figli di chiunque sia pronto a dare una lezione, anche con sonori sganassoni quando ritenuto neccessario. Appreso dalle sentenze dei vecchi sui fatti della vita e della morte, scampoli di saggezza arcaica trasmessa nelle feste di campagna tra un sorso di cannonau e uno di acquavite.
Mi chiedo cosa ne sia di questi genitori putativi ora che viviamo blindati nelle nostre case, i figli accompagnati e ripresi di corsa dalle uniche palestre di vita attuale, la scuola o l'ora di sport pomeridiana. Mi chiedo quanto abbiamo guadagnato e quanto abbiamo perso quando abbiamo conquistato il diritto alla privacy.


martedì 7 ottobre 2008

Ipocondria


Di Chica Mala



Si sa, gran parte degli uomini hanno una soglia del dolore decisamente più bassa rispetto a quella di noi donne ma cavoli!
E' mai possibile che un semplice e del tutto isolato mal di schiena, diventi una lombosciatalgia acuta infarcita di ernia al disco e aggravata da scoliosi e iperlordosi?
E una banale influenza sia in realta una broncopolmonite/legionella/fuoco di Sant'Antonio?
Un indigestione, una gastrite mal curata tramutatasi in un batter d'occhio in ulcera perforata?
E' sconfortante avere accanto un uomo che ad ogni sintomo di malessere sfodera tutta la sua conoscenza dell'enciclopedia medica. Per un "dolore intercostale", non mi sembra il caso di farsi prescrivere dal dottore analisi che sarebbero eccessive anche per un trapianto congiunto di cuore, polmoni e fegato.

Se John Fitzgerald Kennedy, nonostante il suo famoso e insopportabile mal di schiena , poteva guidare gli Stati Uniti d'America e contemporaneamente amare 1000 donne, perchè mai tu, omuncolo, devi lamentarti anche quando hai la sindrome dell'occhio secco?


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