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martedì 31 agosto 2010

Tessera del tifoso si o no?


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C'è chi pensa che la tessera del tifoso possa far tornare le famiglie allo stadio, magari liberando le squadre dalla stretta soffocante degli ultra, e chi invece è convinto che finirà con l'uccidere il calcio
Personalmente sono favorevole e se fossi una tifosa seria non me ne importerebbe una beata di essere schedata, lo sono comunque da banche, assicurazioni, qualsiasi supermercato del quale ho sottoscritto la tessera fedeltà. I motivi per cui penso che i bambini debbano tornare allo stadio (un'ottima occasione di formazione e incontro) li ho già  spiegati e non li ripeterò, ma invito a leggere i ricordi di chi ha popolato gli spalti quando avevano ancora una "dimensione umana".
E voi che ne pensate?
Ah! Ecco il modulo di richiesta da compilare e presentare alla società di cui si è tifosi.

giovedì 17 giugno 2010

T(i/o)pe mondiali

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Dovunque giri su internet non si parla d'altro, mondiali, calcio, Sudafrica. Immancabili come le vuvuzela (e altrettanto fastidiose) le  foto con donne semisvestite troneggiano e ochieggiano nelle pagine dei siti di informazione, come se ce ne fosse bisogno per aizzare il testosterone. Come se non avesse più senso pubblicare una volta tanto, se proprio nudo o seminudo dev'essere, la foto di qualche calciatore, piuttosto che delle loro mogli.
Devo però ammettere che sono davvero belle e divertenti le foto de las chicas del mundial pubblicate dallo spagnolo Marca. Ragazze portabandiera, portasponsor, testimonial, mogli di calciatori e di tifosi, cantanti e cheerleeder.
Donne con la gioia di un grande evento sportivo negli occhi, anche quando i fattori economici prevalgono su quelli prettamente agonistici.
Mancano però le italiane! Saranno troppo brutte o stiamo sulle scatole agli spagnoli?

lunedì 19 aprile 2010

Lasciate che i bambini

tornino allo stadio.

E' chiedere troppo?
Non sono una patita di calcio, forse perchè mio padre faceva per due(cento).

Legge della compensazione? Non so, di calcio mi occupo per lavoro, con grasse risate di quelli che in passato e adesso sono i miei colleghi. Finchè seguo una squadra e/o una tifoseria sfodero competenze, ma appena ci si allontana dal mio "oggetto di studio" ignoranza totale. Ed è qui che salta fuori la differenza tra me e gli appassionati. Perchè se si arriva, come la sottoscritta a pisolare davanti a un maxischermo, in una piscina affollata, il 9 luglio del 2006 per svegliarsi solo ai calci di rigore e ringraziare la nazione per i festeggiamenti del proprio compleanno (il 34esimo, grazie ma esageraaati!), vuol dire che ci sono altri amori!
Ma da bambina mio padre mi portava al Sant'Elia, un pò per avere compagnia, un pò perchè magari sperava di infondere un pò di sano tifo in quella figlia mingherilina e inappettente che però apprezzava i mitici hot dog dei baracchini di fronte allo stadio.
Ricordo gli ululati e i commenti caustici di mio padre fare eco a quelli di altri padri e altri coetanei, tra gli spalti.
Non c'erano anticipi, posticipi, recuperi infrasettimanali: la domenica era giornata del riposo all'insegna del sacro e del profano: nel tempio spirituale al mattino e in quello del calcio al pomeriggio (una curiosità il quartiere si chiama Sant'Elia per l'architetto non per il santo). La giornata scaglionata da messa, pranzo lucculliano (se il Cagliari andava in trasferta) e partita. Pioggia o sole non importava, appena il lavoro lo consentiva mio padre sosteneva il Cagliari in casa e vagheggiava di Gigi Riva e di una mitica nazionale di tempi ancora non lontanissimi (1969/70). Per mia madre nessun problema, quelle gite fuori porta le risparmiavano le cronache a tutto volume del calcio minuto per minuto che rieccheggiavano per le stanze di casa dalla radio della camera da letto, e i shhh shh di mio padre che temeva di perdere il passaggio chiave del suo Cagliari o di Pietro Paolo Virdis nel Milan.
Mi chiedo quanti di questi rituali si perdano i bambini di adesso, con il satellite che mostra la partita meglio che allo stadio, il rischio di andare sugli spalti e ritrovarsi negli scontri tra opposte tifoserie quando anche solo a transitare davanti a un tempio del calcio in auto con la mamma si rischia la vita.

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