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giovedì 17 giugno 2010

T(i/o)pe mondiali

fonte foto

Dovunque giri su internet non si parla d'altro, mondiali, calcio, Sudafrica. Immancabili come le vuvuzela (e altrettanto fastidiose) le  foto con donne semisvestite troneggiano e ochieggiano nelle pagine dei siti di informazione, come se ce ne fosse bisogno per aizzare il testosterone. Come se non avesse più senso pubblicare una volta tanto, se proprio nudo o seminudo dev'essere, la foto di qualche calciatore, piuttosto che delle loro mogli.
Devo però ammettere che sono davvero belle e divertenti le foto de las chicas del mundial pubblicate dallo spagnolo Marca. Ragazze portabandiera, portasponsor, testimonial, mogli di calciatori e di tifosi, cantanti e cheerleeder.
Donne con la gioia di un grande evento sportivo negli occhi, anche quando i fattori economici prevalgono su quelli prettamente agonistici.
Mancano però le italiane! Saranno troppo brutte o stiamo sulle scatole agli spagnoli?

giovedì 20 agosto 2009

La brutta anatroccola

Ingenuamente ero convinta che ad un atleta fosse richiesto il talento, la passione, la costanza e la dedizione per la propria disciplina. Ma da quando le sportive, sempre più femminili, arrotondano i propri introiti con sponsorizzazioni, passerelle e copertine sui magazine è richiesta una qualità che con le caratteristiche peculiari di un'atleta non ha niente a che fare: la bellezza.
Così dai tempi delle lunghissime unghie laccate di Florence Griffith-Joyneer (morta a 38 anni, ma l'uso di steroidi non venne mai provato) bloccate ai polpastrelli con il nastro adesivo e della corsa dopata della bellissima Maryon Jones (finita in carcere per averlo ammesso quando ormai poteva invecchiare nel suo mito) l'immagine della donna atleta finisce con l'incarnare sempre più il sogno erotico maschile che gli ideali di Olimpia.
Buon per Venus William che sembra davvero una Venere, per le nostre nuotatrici e pallavoliste, che hanno visini dolci e corpi più morbidi da fotografare. Sinceramente non entro neanche in merito al sesso della diciottenne atleta sudafricana Caster Semenya, intorno alla quale si è sviluppato un can can di gelosie, veleni e cattiverie degno dei cattivi delle favole, così l'atleta italiana classificata sesta con le sue dichiarazioni al vetriolo sembra un incrocio tra la strega di biancaneve e le sorellastre di Cenerentola. La matrigna cattiva in tuto questo è la IAAF (la massima organizzazione di atletica ) che se aveva dubbi sul sesso della giovane atleta doveva pensarci prima di spedirla nel tritacarne mediatico e risolverli prima di mandarla in pista a vincere (diciamolo se avesse perso non sarebbe scoppiato il bubbone)!



Sherazade


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