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giovedì 18 novembre 2010

Over reaction, la violenza domestica/sulla domestica, in soldoni


fonte notizia

Perchè la violenza domestica sulle donne, in alcuni paesi, non riguarda solo le mogli/compagne/figlie, ma anche le dipendenti. Per fortuna persino nelle società più chiuse e maschiocentriche, dove finora questi crimini sono rimasti impuniti, qualcosa comincia a muoversi.
Forse in Arabia Saudita doveva finire in ospedale una lavoratrice indonesiana, un'immigrata, come diremmo qui, per scoperchiare il vaso di Pandora in un paese in cui la discriminazione delle donne e la violenza su di esse è una questione privata. Non c'è neanche da fingere di essere sopresi che alla pretesa di chiarezza da parte del governo indonesiano la risposta dell'ambasciatore Saudita sia stata un invito a "not to over react".
Insomma visto che ci sarebbero oltre "un milione di lavoratori  indonesiani in Arabia Saudita"i quali sarebbero "in gran parte soddisfatti" del loro impiego, sarebbe meglio non montare su un caso. L'ambasciatore è un uomo pratico! E infatti spiega per quale motivo sarebbe meglio calare il tono delle polemiche in soldoni: anzi gli immigrati indonesiani dovrebbero essere grati perchè i loro datori di lavoro sauditi se li portano pure "in vacanza in Europa", quelli che restano nella madrepatria poi non dovrebbero piantare grane e ringraziare per i "100 milioni di dollari" che mensilmente vengono dirottati loro dagli stipendi lavorati dai connazionali in Arabia Saudita (cifra ottenuta calcolando che mediamente ognuno degli immigrati mandi a casa 100 dollari al mese).

martedì 10 agosto 2010

Photography Through the Eyes of Saudi Arabian Women

copertina del libro al momento esaurito su Amazon

I no longer see things the same way.
My eyes are enriched by a life of capturing special moments in time.
Moments in time that I have recorded through the viewfinder of my camera.
My vision is to take that moment that is so precious to me and share it with the world.
Rania Razek
Un gruppo di fotografe saudite offrono con questo libro e una mostra a Washington un punto di vista sul loro paese e sul mondo attraverso l'obiettivo della  macchia fotografica, un risultato che "fa notizia" se si pensa che fino a poco tempo in Arabia Saudita fa  questo era un mestiere proibito per le donne.

Ora questo gruppo di artiste non solo è riuscito (non senza difficoltà e compromessi) a fare accettare la propria presenza e il proprio ruolo, ma da questo lavoro nascono  una mostra (a Jeddah nell'aprile scorso, attualmente a Washington, sarà a Dubai nel 2011) e un libro con le opere e le esperienze di queste donne.

Rania A. Razek, la coordinatrice del progetto, è un'insegnante di fotografia e l'anima di questo lavoro in cui confluiscono scatti di professioniste e dilettanti. Un impresa difficile, che ha richiesto spesso la presenza di fidanzati, fratelli e mariti per essere portate a termine, ma il risultato è che ora si guarda la qualità dello scatto e non il sesso di chi l'ha fatto.
In attesa che il libro arrivi in Italia (o che sia disponibile su Amazon)  un grazie di cuore alle donne che cercano nuovi modi per percorrere nuove strade.

martedì 18 agosto 2009

Piscina che vai, burkini che trovi

Mi me faso un Burkini....
Di Trippi
Va bene l'apertura mentale, la tolleranza, va bene anche che Federica Pellegrini è bardata quasi altrettanto, ma a me questa faccenda del burkini mi perplime a dir poco!
Ho appena letto che a Verona una Signora che indossava un "burkini" simile a questo in una piscina pubblica è stata fatta allontanare dallo stabilimento! Il termine, che gioca con il nostro "bikini" solo per l'assonanza linguistica, nasce nel 2007 dalla creatività di una ragazza di origine libanese residente in Australia, che si era stancata di andare in spiaggia vestita da capo a piedi. Il pigiamone cuffiato, in effetti, rispetta i limiti del Corano e consente una maggiore libertà di movimento (e asciugatura) rispetto a jeans e maglietta, ma qualche perplessità resta.

Non capisco per quale motivo, per dimostrare la nostra mancanza di barriere dobbiamo lasciare che vengano imposte a donne come noi. E non venitemi a dire che loro sono d'accordo.. anche la mia bisnonna non avrebbe mai messo il costume da bagno che indosso io!

fonte foto



Nel mentre però c'è chi si ribella, così, in Olanda è nata una polemica sull'accesso in piscina delle signore così bardate, in Francia gli si nega proprio l'accesso, nel nostro paese, ipocritamente come al solito, ci si chiede di quale materiale sia composto il costumone! Come che non ci siano fior di aziende che nel mentre hanno trovato nella voglia di movimento delle donne islamiche una gallina dalle uova d'oro. Così non solo ci sono tenute sportive ad hoc (pensate alle atlete dei mondiali di Berlino in questi giorni), ma costumi da bagno INTEGRALI con diversi livelli di aderenza. Il sito dedicato al burkini è in fase di sviluppo, l'allargamento delle restrizioni anche nei paesi in cui non vige la sharia, pure!


fonte foto>



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